antonio massara visual

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Chi vive in un atelier di storie?

Potrebbe essere uno scrittore, un fotografo, un regista, un direttore creativo, una maestra, un professore, ma anche un padre che ogni sera trova una storia nuova da raccontare ai figli per farli addormentare. E che dire dell'ufficio di un direttore di agenzia bancaria che ascolta ogni sorta di storie dai propri correntisti? Un medico? Oh si, anche lo studio di un medico è un atelier di storie. Per non parlare di uno psicologo: ha persino il divanetto! Un farmacista, un meccanico (quante storie conosce un meccanico!), un falegname, eccetera eccetera, tutti ad ascoltare e a raccontare storie.

Nel mio atelier ci sono un sacco di libri, un paio di computer e diverse macchine fotografiche. 

Si dice che un'immagine valga più di tante parole. 
E' una colossale fesseria.
E' vero che anche le immagini raccontano storie, e lo fanno in un lampo, come il suono dei timpani: BLANGGGGG!
Le parole invece devono respirare, inspirazione ed espirazione, il ritmo semplice e suadente di un fraseggio al pianoforte.
Quindi un'immagine non vale più di tante parole, l'immagine ci racconta in un modo, le parole in un altro. Usarle insieme produce magie narrative, se si è abbastanza bravi. 

Nel mio atelier tento di fare proprio questo: raccontare storie usando le parole e le immagini fotografiche. 

Purtroppo sono stato una precoce vittima delle storie: il fascino del mare, la potenza dell'ideale politico, la illusoria precisione dell'economia, la falsa scienza della pubblicità. La schiavitù è durata molto. Solo la moltitudine delle storie e la loro mutua verosimiglianza mi ha liberato. Ogni maglia della catena si è aperta ma ha continuato ad esistere. Nessuna verità significa anche nessuna bugia.

Proprio questo oggi è diventato il mio scopo: usare le storie per sconfiggere tutte le storie e liberare la mente. La mia, la tua. 
Come si fa? 
Per la verità è molto semplice: si illuminano. Per questo serve la fotografia. 
Se l'idea è semplice, metterla in pratica è molto più difficile. Così nel mio atelier ho lavorato su una specie di filo da biancheria. Da un lato ho messo l'immagine, appesa per le mollette. Dall'altro le parole. Basta che le scrivi con un font particolare ed ecco creata un'immagine con le parole. Basta mettere una sola "G" accanto ad una fotografia ed ecco creato il poster di qualcuno/qualcosa che si chiama "G". E' una vera magia. Per questo ho chiamato Eximago uno dei miei progetti. Viene da "ex imago", dall'immagine, ma anche da "exit mago", che vuol dire esci! Mago!

Il cammino è ancora lungo ma questo atelier è adeguato. Mettetevi comodi, inizia il viaggio.