antonio massara visual

eximago

EXIMAGO

Eximago è un progetto artistico. 

L'intento è quello di focalizzare il flusso delle storie dalle immagini alle parole, e viceversa, in modo nuovo, sempre più stringente, coinvolgendo il pubblico. 

A me non sembra che un'immagine valga più di mille parole, se non assai raramente. Un'immagine è piuittosto come il frame di infiniti film delle vite che scorrono, ognuno potrebbe raccontare la sua. Nel momento in cui si mette un titolo ad un'immagine, molte delle storie possibili collassano, spariscono. E' un processo simile a quello che accade in fisica quantistica: il fatto di misurare la velocità di un elettrone fa collassare la funzione di probabilità: se prima l'elettrone era possibilmente qui e là con velocità x,y,o z, dopo la misurazione quelle possibilità spariscono. Il titolo non fa sparire tutte le storie, ne riduce drasticamente il numero. Il titolo dell'immagine, tuttavia, può anche essere il titolo di un racconto che può essere breve o lungo. Il racconto a parole fa collassare un gran numero di storie possibili a partire dall'immagine.  Di solito più è breve più storie, tra le tante possibili, si salvano. Per la verità, mentre scrivo le storie legate ad un'immagine, ciascuna parola, nella mia mente, fa collassare un numero da piccolo a enorme di storie possibili, a seconda delle parole. Quelle che ne fanno collassare di più sono i nomi dei personaggi e dei luoghi. Più scrivo e più storie collassano. Ne rimangono sempre meno. Il massimo è che, se diventa, per dire, un romanzo, allora ci sarà una sola storia, e l'immagine è la copertina del libro. 

E' un grandissimo gioco, tanto divertente che è impossibile non avere voglia di condividerlo con voi. Per questo ne ho fatto un progetto. 

In Eximago il gioco si realizza attraverso una successione di opere fotografiche correlate ad un racconto. Le opere fotografiche, tutte 13x18, sono montate su passepartout 18x24. Possono essere mie creazioni fotografiche stampate in glicee su carta fine art, oppure collage delle stesse, oppure ancora fotografie e collage di fotografie scovate nei mercatini e di solito stampate molto tempo fa. Siccome la gente scatta foto "ricordo" molto spesso queste ultime sono ritratti di persone che non conosco e che magari saranno sparite da molto tempo. 

La superficie bianca del cartone del passepartout riporta le prime parole. Queste diventano il titolo di una delle possibili storie. Le storie sono scritte sul blog di Amvisual, ed hanno lo stesso titolo, in teoria cercabile su Google. Ciascuna di essere è corredata di foto dell'opera fotografica. 

In questo modo l'opera è il frame di infiniti film "veri", le parole sul passepartout ne fanno collassare un numero enorme  e il racconto le individua ancora, riducendone ancora il numero. Tutto questo processo dialoga con noi, su diversi livelli, e ciascuno si immagina la storia secondo le sue esperienze, la sua vita.

Le opere Eximago sono in vendita. Le ho esposte da "Ciatu" dei miei amici e colleghi Elena&Fabrizio, in Piazza Aragona a Palermo. Ogni opera contiene, sul retro, le indicazioni sul progetto e i link da cercare per scoprire la storia, oltre alla data e alla mia firma.

Se entrate in possesso di una opera di Eximago vi prego di scrivermi. Chissà che il progetto non diventi interessante e vi richieda la vostra storia per esporla in una mostra. Potreste anche venire voi, a raccontare la vostra, di storia. 


le opere


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quanti universi in questo mondo?

 

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stare diavolo lì

Stava guardando il mare, in piedi sul molo del Porto di Pantelleria e si godeva il vento, proprio in faccia.

Accanto a lui un vecchietto era seduto sul suo sgabellino da campeggio, la canna in mano, intento a pescare. Un berretto consunto, una giacca a vento che aveva avuto giorni migliori, guardava il galleggiante affondare di scatto pochi millimetri sotto la superficie. 

Un movimento ipnotico.

- Si prende niente? - chiese

Il vecchietto si girò, mostrando i suoi occhi azzurri come l'acqua.

Sorrise.

- Oh si, ogni tanto. Lei non pesca? -

Giovanni aveva già visto quella faccia, quegli occhi. Ma dove? Come? Tanto tempo fa? Un suo professore dell’università? Un amico di suo padre? Era vecchio, molto vecchio, molto tempo. Eppure gli occhi brillavano ancora.

- No. Mi annoia. -

- Come mai? Lei non è un illuso? -

Giovanni restò di sasso. Illuso? Pensò che il vecchietto fosse un pò matto. Capita in quelle isole. 

- Spero di no! - rispose ridendo.

- Allora è doppiamente illuso, si illude di non essere un illuso - disse il vecchietto e poi si mise a ridere come un bambino. 

- Ma scusi, perchè deve proprio pensare che io sia un illuso? Lei mi offende! -

- Oh, no, non la prenda così, non volevo. Le dirò perchè. Ma prima mi permetta di farle una domanda: ha del denaro in tasca? -

Giovanni pensò che con trenta euro, quanto aveva nel borsellino in quel momento, non poteva riuschiare molto, nemmeno da un vecchio matto come quello.

- Si, trenta euro credo, più o meno, perchè? Che c'entra? -

- C’entra. Il Denaro! Sono sicuro che lei si illude di poter comprare la felicità con trenta euro. Non molta, per carità. Un bicchiere di birra, una cena leggera in qualche trattoria. Un pò di contentezza per una sera.  Più illuso di cosi! - e scoppiò di nuovo a ridere - Comprare qualcosa che renda la sua vita migliore, anche solo per un istante, come l'amo e l'esca per i pesci, proprio uguale, non le pare? E magari in banca avrà un conto con un saldo di diverse centinaia di migliaia di euro, no? Una grande illusione, dei numerini, dei bit su un server che contiene già migliaia di miliardi di altri bit; e poi magari accrescere quel denaro, per illudersi ancora di più -

- Non sarà invece che lei è un poco invidioso ...- azzardò Giovanni.

- Ma certo, certo! Come ha ragione! - rispose lui - Come sarei contento di essere ancora illuso come lei, come tutti, sarebbe fantastico! Tornare ad illudersi che il denaro possa tutto, averne sempre di più, all'infinito. L'illusione mantiene giovani, da speranza, fa vedere il futuro roseo. Bellissimo. Ma purtroppo non mi illudo più, almeno sul denaro -

- E' stata l'età? -

- No. Piuttosto la quotidiana dimostrazione del potere della grande illusione. Ho lavorato in una Zecca, sa? Curioso, la stessa parola per un luogo dove si stampa denaro e per un minuscolo animaletto che sugge il sangue. Non le sembra proprio curioso? -

- Forse. E forse no. -

- Appunto. Forse no. Perchè in fondo, sa come dicevano gli indigeni africani del 1930 davanti ad una radio accesa? "Stare diavolo lì". In fondo alla Zecca, in fondo alle scale, c'è il diavolo, quello dell'illiusione. E in mezzo ci sono gli illusi con lo smartphone -

Il vecchio si girò e alzò la canna. I pesci avevano mangiato l'esca e lasciato l'amo scintillante. Prese un altro vermetto e si accinse a riannodarglielo intorno. Sulla strada, dietro di loro, si fermò un'auto. Ne scese una ragazza abbronzata e in costume che si diresse veloce verso di loro. Si avvicinò alle spalle del vecchietto, gli cinse le spalle e gli disse qualcosa all'orecchio. Lui rispose, alzò la lenza e cominciò ad accorciare la canna telescopica.

- Beh, per oggi è finita - disse rivolto a Giovanni - non sono riuscito ad illudere che tre piccoli pesci - rideva adesso - Non è più come una volta, a milioni! - e continuò a ridere. 

Giovanni guardò la ragazza. Sorrideva. Poi lei prese il vecchio sottobraccio e si avviarono alla macchina.

Strano, pensò Giovanni, una mercedes ultimo modello, con i vetri oscurati. 

La ragazza mise in moto e partirono. Giovanni vide la targa del Lussemburgo e uno strano logo accanto ad essa. 

Cosa c'era scritto: ah si, BCE.

BCE?

BCE!

Ecco di chi erano quegli occhi! Mario Draghi! Gli occhi erano proprio i suoi! Ma quanti anni dovrebbe avere? Novantacinque?

Prese lo smartphone e cercò "Mario Draghi" su Wikipedia. Nato nel 47, quel vecchio aveva 92 anni. 

Giovanni lesse anche le ultime annotazioni da Wikipedia:

" Dimessosi dalla Presidenza della Bce nel 2019 si ritirò a vita privata. Non ha mai più rilasciato interviste e nessuno conosce la sua residenza che si ritiene sia comunque in Italia". 

Ripensò a quello che gli aveva detto. Chi gli avrebbe creduto? Nessuno, mai, neanche per un istante. Tutti illusi! Rise, un pò amaro.

"Molto divertente" pensò. 

E poi non ci pensò mai più. 

 
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sul serio?

Ciao Mamma,

qui fa freddo, come non capita mai a casa. Stamattina ho fatto i capelli a tre amici, ma erano bianchi. Un lavoro facile facile. Quando sono partito da casa pensavo che avrei dovuto imparare la messa in piega. Invece qui tutti vogliono i capelli come quelli che facevo a Tratt, si si, non ci crederesti. Tratt qui sarebbe un figaccione da paura, lo porterebbero a teatro. Però mi raccomando, non lo fare partire mai. Morirebbe nel deserto: lì non è posto per figaccioni. 

Ciao Mamma,

alex

ps: un paio d’anni così e torno. Con l’aereo però. 

 

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fermare il tempo

Quando guardo questa immagine

non so mai se è l’uomo che sta spingendo il mare col pensiero, 

guardandolo, 

oppure è l’acqua che, fra qualche istante, 

lo travolgerà. 

Fermare il tempo 

è una roba pericolosa, 

non sai mai se, 

una volta ripartito, 

andrà avanti 

o indietro

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inferenza statistica

E’ quella roba matematica che dimostra che,

dato un campione estratto da una popolazione

è possibile farci statistica

con una certa probabilità.

Io l’ho studiato all’università

ma adesso so che non funziona.

Non può, e vi dico perchè.

 

Prendete questa foto.

E' stata scattata sotto il faro di Capo d’Orlando.

Un promontorio di roccia friabile, 

con una base di quattrocentomila metri quadrati

e alto centocinquanta metri.

Più o meno.

Insomma,

enorme.

Io stavo camminando sulla strada

che gli gira intorno

quando ho visto questa forma,

iscritta più o meno in un metro quadro.

Ho preso la macchina fotogfrafica

e ho scattato. 

Qual’è la probabilità che

in tre o quattro milioni di anni

si formi quella forma

e che passi un tizio

con la macchina fotografica

che la riprenda

perchè gli ricorda

una forma umana?

praticamente zero

ma non è zero

perchè il caso 

non esiste.

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le ombre nette del caos

la moltitudine inestricabile e caotica
degli steli dell'erba spontanea
muta
nell'ombra geometrica
ritmata
dinamica
per sola virtù di miliardi di fotoni
galattici.

Oh si, 
ci sono anche quelli
che vengono da anni luce
e sono qui
a testimoniare della mutazione
perenne
del presente infinito.

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carezza

c’è gente che compra
i calendari
con le foto di immense onde
che s’infrangono su rocce
su cui tremano alti fari.

qui invece
il mare
e la terra
si fanno
le coccole

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sto, sta, sono, siamo

- e tua figlia? -

- bene sta, a Milano fa freddo. E Giacomo? -

- pure lui bene sta, a diussedof, e pure freddo fa -

- lavora? -

- si, si, lavora, con suo cugino -

- e tua moglie? è tanto che non la vedo -

- da Giacomo sta, settimana prossima torna -

- ah, mai stai solo? vuoi venire a pranzo da me? -

- no grazie, sto a casa, che alle 2 devo andare da Michele -

- perchè? -

- ma che ne so, fa sempre sto casino, e con tre figli poi -

- ma ci vediamo stasera? -

- si si, alle sei ci sono, e che facciamo? -

- e che vuoi fare? qua stiamo, in due. almeno ci siamo -

 

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oltre le bollicine della coca cola

arrivo e metto il mio carrettino
poi me ne vado
tanto non si avvicina nessuno

prendo il posto

il sole gira e gira
e poi nel pomeriggio
arrivano mamme e bambini
e vogliono un gelato, una cocacola

quando li servo do sempre le spalle al mare
così loro vedono il sole nelle bollicine
le guardano a lungo
prima di bere
sembra che schiocchino
ma sono troppo piccole
puf
e non ci sono più

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narrative liquefatte

quando la parola resta muta
la storia è come idrogeno liquido

esplosivo

prima o poi scoppia d'arte
sempre
per sempre

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quella strana struttura del tempo

pare che il tempo non esista
da solo,
 

pare che le cose cadano
perchè in basso c'è meno tempo
e tutto ha fretta, a questo mondo

forse è lo stesso con gli uomini,
ma al contrario:
l'amore
e il sesso
allungano la vita

per questo ci caschiamo addosso
è più forte della gravità
di un buco nero

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semper fidelis

Io sono la guardia svizzera di questo cortiletto al centro della città.

I primi vent'anni sono stati difficili, c'era sempre buio.

Poi ho conosciuto la gente alla finestra: dottori, studenti, donne di casa.

Provavo invidia, 
loro potevano andare a spasso.
Ma quanti guai! 
E che gente, poi!

Ma lassù c'è la luce,
lo so, la vedo.
Da venticinque anni mi arriva il riflesso
dalle finestre.

Non vedo più gli umani
e ci devo arrivare,
un giorno metterò fuori i miei rami
al sole vero
unico
inestinguibile.

La luce sarà anche per me.

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l'angoscia dell'empireo nel firmamento

Dio fece il firmamento per dividere
le acque di sopra da quelle di sotto
e lo chiamò cielo,
ma siccome gli uomini devono sempre
spaccare il pelo,
questo cielo fu rifatto in nove parti e le acque di sopra
se le bevvero tutte.

Fecero l'empireo,
il cielo più alto.
E delle acque di sopra?
Nessuno ne seppe più niente.

Ora è questa l'angoscia dell'Empireo
il cielo perfetto, sede di inestinguibile amore, 
rifatto dagli uomini
senza più acqua:
 lassù, nell'oceano di sopra fatto da Dio, tutti gli spiriti eletti
cercano questo Empireo che dicono gli uomini, e non lo trovano.

Forse per questo nessun uomo ci arriva più.
Ma Google Map che fa? Dorme?

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però devo dirvelo, davvero, non ne posso più

Bianco puro,
come l'innocenza?
Macchè!
Non è polvere quella
che mi ingrigia,
è la vista dell'ipocriti
come te, come voi
migliaia, milioni, miliardi
di ipocriti.

mai nessuno
che mi ami davvero,
mi odiano tutti,
troppo bianco,
troppo bello per essere vero.  

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il soave abbraccio della piovra

<<Bella Palermo, vero?>>

<<Si, bellissima. Mi sono innamorata subito, al primo sguardo, all'alba>>

Il Gin Tonic esplodeva le sue bollicine lentamente, sulla superficie di ghiaccio. 

Nancy continuò: <<L'aria, i colori, le strade, la gente ... come vivere sul set di un film, un colossal da milioni di dollari, tutto per te, solo per te>>

<<Si, posso capire>> Gaspare sorrideva, ma sarebbe stato ipocrita confessare che quel film passava in quella sala da troppo tempo. Almeno per lui.

<<Ma c'è una cosa che non capisco>> disse Nancy.

<< Solo una?>>  rise Gaspare.

<<Ah si, molte per la verità, ma c'è una cosa strana. Chi vive qui cammina curvo, proteso in avanti, con le spalle chiuse. Ma la vita vi pesa tanto? E come mai?>>

Gaspare era sorpreso. Poi intuì: Nancy aveva fatto la ballerina, tanto tempo fa. Il linguaggio del corpo era tutto per lei. Ma come spiegargli? Che ne so, ci volevano una dozzina di romanzi, una decina di film e poi sei mesi di vita in un paese come Misilmeri. Altrimenti non puoi capire.

<<Siamo i figli del polpo, della Piovra>> disse Gaspare, dopo una gran risata <<e la mamma ci vuole tanto bene>>.

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mi rigiro nel vento

Non so cosa sono nè se ho uno scopo, per quanto lontano. Non so che ci faccio qui. Nè perchè mi hanno fatto così.
So che appena il vento supera i 32 nodi e dura per più di 27 ore, comincio a girare. Ma non è possibile che mi abbiano fatto per questo. Sarebbero degli scemi: fare tutto questo popò di roba complicata, di legno e ferro, solo per far girare qualcosa nel vento. 
Tanto valeva essere una girandola colorata. 

Le ho viste.
Ce le hanno quei venditori ambulanti là, nel prato, con tanti bambini intorno.
Vorrei essere come loro, come quelle girandole. 
Invece no. Il mio Creatore mi ha fatto grande, grosso e pesante. E intorno a me tutti hanno le facce dubbiose: non capiscono. Non sanno che ci faccio qui. 

Un sospetto mi è venuto. E' atroce. Così evito di pensarci. Di pensare che il mio Creatore sia un bellimbusto che si voleva far grande con una cosa complicata. 
Sarebbe davvero troppo.

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scivola mostruoso tra le mutande gloriose

<<No, no, nemmeno per sogno, non così!>>

Carlo V si fermò interdetto, tenendosi le brache calate a metà. Alzò lo sguardo e aprì la bocca sgomento verso Isabella, sua moglie. 

<< E non mi guardare così! Non ne posso più! Ma non potremmo farlo come fanno i camerieri con le cameriere, i cuochi con le cuoche e i cocchieri con le cocchiere? Nudi! santo Iddio, che il Signore mi Perdoni e mi Preservi! Sono anni che non vedo più quella mostruosità benedetta. E come fai tu, poi, proprio non lo so. Non sono più una donna ma un manichino della mia sarta. E ogni volta la stessa storia,  ti cali le brache, non ti levi neanche le scarpe ed entri nel letto, a navigare in mezzo a tonnellate di lenzuola. Per quel che ne so, potresti anche essere il Pirata Barbanera. Ma basta!>>

Carlo V era rimasto immobile, non sapendo se fosse meglio mollare le brache o tirarsele su.Purtroppo però quella parola, solo quella, urlata a mezza voce per non far origliare la Corte, lo aveva scosso. 
Nudi! Ma si! Nudi! Senza pettacci, giacche e plissè, senza medaglie e parrucche, cappelli e metri e metri di nastri multicolori, ricci posticci, planete e planetoidi. 
Nudi!

Carlo si mise a ridere. Mollò i pantaloni, si strappò la camicia di dosso, prese la rincorsa e si tuffò sulla tonnellata di trine sopra il materasso, urlando:
<<E sia! Lo comando! >>

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senza più ali

Hai mai avuto un’idea brillante, una di quelle illuminazioni che non sapresti mai spiegare da dove sia saltata fuori?
Bene, molti anni fa gli uomini erano convinti che fosse arrivato un messaggio degli dèi e che il creativo fosse stato visitato da Mercurio, il dio con le ali nelle scarpe.
Oggi noi siamo molto più seri. Siamo nell'era della serietà del potere e del denaro. Da molti secoli ai poeti viene tagliata la testa ( a meno che non abbiano la lingua rasposa) e gli illuminati si mandano al rogo, o peggio. 
Quando nasce qualche Mercurio, perchè per fortuna accade sempre, basta un cavo dell’Enel per strappargli le Nike alate e annodargli le stringhe. In via Cinturinai, a Palermo, gli ignari passanti raccolgono le spoglie dei precipitati e gli offrono una CocaCola. Ma nessuno mai riesce a capire il perchè di quelle scarpe lassù. E poi, come vedete, sono senza ali. Però quelle ce le possiamo mettere noi, con l’immaginazione. Piano però, senza volare.

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offrimi la fine del sogno e la sua malattia

Il sogno ad occhi aperti è ciò che ci fa sorridere.

Era facile negli anni 60, le promesse abbondavano. Le certezze incrollabili: l'alba del domani sarebbe stata migliore. 

Potevi essere una barbie o una "sistematina" le cose non cambiavano: tutto si sviluppava alla velocità della luce. Tutto ferro, plastica e benzina a buon mercato.

Sappiamo com'è andata a finire: la plastica è brutta, il ferro è finito e la benzina puzza. 

Tutto da rifare.

S'è salvata la minigonna: almeno quella!

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santo smartphone aiutami tu

C'era una volta una santina. Non sapete cos'è? Un piccolo foglietto di carta stampato con un'immagine sacra, Gesù, un santo, una santa, di solito la riproduzione di un quadro barocco, o molto noto. Sul retro una preghiera. 
Le santine si distribuiscono davanti le chiese per aiutare le persone che entrano ad esprimere qualcosa e a rivolgersi a chi di dovere.

Oggi abbiamo lo smartphone.

Così è possibile che, sommersi dai desideri di sesso, denaro e potere, al centro di una grande piazza barocca che giganteggia intorno a noi, chiediamo a Cortana: qual'è il senso della vita?

Pensate non sia in grado di rispondere?

Ci avete mai provato?

Eccome se risponde! Ha una collezione sterminata di frasi di famosi letterati, artisti e scienziati per rispondere alla domanda. Non è lei che lo sa, Cortana è una macchina, non sa nemmeno di essere viva. E poi questi problemi li hanno solo gli umani, strani esseri. Potete scorrere col dito pagine e pagine di motti ed espressioni, di solito illuminate dalla forte luce lapalissiana.

Una cosa è sicura: ormai ce lo avete in mano lo smartphone. Vi è costato tanto ed ha uno schermo meraviglioso. Un nuovo sciamano a cui rivolgersi, molto più potente e affascinante di una santina. Tanto vale usarlo. 

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la pubblicità avvelena lo spirito

E' il titolo di un libro che sarà pubblicato fra trentasette anni, centoventitrè giorni e diciotto ore. C'è anche la copertina, fatta e finita.  Potete anche mettere l'appuntamento sull'agenda del telefonino e lasciarlo in eredità. No, non è una profezia di Nostradamus. Il fatto è che io ho conosciuto Giuseppe, che ha lavorato come grafico pubblicitario per una vita, e poi è entrato in crisi. Una crisi mistica, si direbbe. Non di tipo religioso, ma psicosociale piuttosto. Negli ultimi anni ha detto, più di una volta, che ha capito tutto, che ha il bandolo della matassa, che se non si risolve la faccenda l'umanità è destinata all'estinzione. E ha scritto un libriccino, un pamphlet, e il titolo è quello: "la pubblicità avvelena lo spirito". Ce l'ha la moglie Martina nel cassetto della cucina. Tutto scritto e stampato con la Epson, saranno quaranta cartelle. E ha detto che lo passerà a suo figlio e anche a suo nipote se serve. Ma adesso no. E l'ha dovuto promettere sul letto di morte a Giuseppe. Lui le chiedeva di pubblicarlo subito e lei dice no, non subito. Perchè siccome gli arrivano ancora i soldi dei premi pubblicitari che ancora vince Giuseppe, anche se è morto, mica può sputtanare tutto il suo lavoro così. Così Giuseppe rantolava "un anno" e lei rispondeva "sessanta". E lui sussurrava in coma "cinque" e lei rispondeva cinquanta e via di questo passo fino a che lui non è arrivato a ventotto e lei a quaranta. Lui è morto e quindi quaranta è rimasto. 

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Ciccio, un'altra?

Meglio il mare, dall'altra parte c'è casa. Che vuoi che siano novecento chilometri di mare. Bello, per carità, qui è bellissimo. Ma d'inverno? D'inverno! Santo Iddio! D'inverno! Ma chi me l'ha fatto fare? E da fidanzata, per di più. Ciccio, poverino, non capisce nulla. E' innamorato lui. Scatta e scatta foto con la sua macchinetta nuova nuova. Che c'è scritto Voigtlander e lui a dire sempre foitland. E sua madre! Un continuo! Ciccio, un'altra? E fallo scattare no? Almeno lui si diverte. Ma appena torniamo, col piffero che mi sposo. Li mollo tutti, questi qua.

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ricordami, è stato qui

Vabbè, a te lo posso dire Roberto: mi ci sono volute tre settimane per convincermi a provare. Io lo sapevo che Daniela andava a correre al Foro Italico tre volte la settimana, dalle 7,30 alle 8,15, che già per me l'orario era una pazzia. Ci sono andato un sacco di volte. Ho dovuto anche fare della tattica di guerra.

Addirittura!

Ma si. Il fatto è che lei corre con le cuffie e gli occhiali da sole. Praticamente, a quell'ora del mattino, non vede e non sente nulla. Sta sola. Corre. Gli può passare davanti un Jumbo in fase di decollo, niente. Ho dovuto studiare i suoi percorsi da lontano, poi ho tentato di farmi vedere da una certa distanza. Niente. Sono andato più vicino. Macchè, manco se fossi un cane, che quelli anzi li vede. Una volta l'ho chiamata mentre si allontanava. Figurati, aveva le cuffie a tutto volume. Mi stavo mettendo a piangere, una figura di merda così ... Avevo pensato di mollare tutto.  E invece poi mi sono deciso. Mi ci sono piantato davanti, ho allargato le braccia e ho urlato a squarciagola: fermati!

Ahahaha, e lei?

Lei si è fermata, si è tolta gli occhiali, le cuffie e si è asciugata il sudore con il dorso della mano. E poi, con una faccia stravolta ha detto: Marcello!

Marcello eh? Tutto qua?

Beh si, anzi no. Mi ha detto che stava pensando a me. E che stava ascoltando Amy Winehouse. Amy Winehouse! Ti rendi conto?!

E poi?

E poi, niente, abbiamo cominciato a parlare, a parlare e io la guardavo tutta, e ad un certo punto mi girava la testa, sai com'è, il sole, il mare, l'amore. L'ho baciata.

Meno male va, mi stavo preoccupando. 

E così abbiamo fatto una cosa da innamorati scemi. Dovevamo metterci qualcosa lì, dove ci eravamo baciati. Per fortuna che c'era della spazzatura, ce n'è sempre. Ho fatto a pezzi un sacchetto e ho fatto un nodo alla ringhiera. Non immagini le risate. 

M'immagino, lo so com'è Daniela.