il disegno digitalizzato appartiene ad un altro universo

quando ho iniziato il percorso che mi ha condotto, nel giro di un anno, a fare lo scrittore designer, più mi immergevo nel mondo dell'opera unica e irripetibile, ink on paper, analogica, più mi entusiasmavo per il lavoro e meno esso stesso “vedeva la luce”. ma qualsiasi opera si fa perchè porti un messaggio, da condividere, altrimenti non è se non diario privato. e il mio non era un diario privato.

c’è coi baffi - digitalizzazione con evidenziazione

c’è coi baffi - digitalizzazione con evidenziazione

oggi si scrive con il computer e da circa 500 anni si scrive per la pubblicazione a stampa a caratteri mobili e poi offset, ed è quindi è universalmente accettato il fatto che uno scritto non sia un'opera unica e irripetibile. col disegno analogico questo "permesso" non c'è: si vorrebbe che il disegno, in quanto opera unica, continui ad essere, unico, un'opera d'arte da appendere eventualmente in una mostra o in un museo.

il risultato fu che mi trovai a lavorare come in fondo alla cella di una prigione, con miliardi di pezzi di carta debolmente illuminati dall'alta finestra che proiettava la luce a scacchi, mentre dipingevo col pennello e l'inchiostro quelle stesse parole che avrei potuto scrivere al computer e condividere con un tweet.

le serie "eximago" e "manifesto" sono passi di un percorso (ora lo vedo) per produrre "scritti disegnati" che fossero condivisibili. ma non si può condividere l'immagine di un'opera unica rendendola per quello che è. lo so bene da fotografo: le mostre degli originali analogici delle foto icononiche del XX secolo offrono un sapore visivo completamente diverso sia dalle stesse immagini digitalizzate su Google che sui libri a stampa curati dall'autore. lo stesso accade coi dipinti: basta andare in un museo con un libro d'arte in mano per accorgersene, riflettendo sul fatto che tutte le immagini sul libro sono state "digitalizzate" in qualche modo.

per pubblicare su questo sito le immagini delle opere Manifesto ho dovuto fare un adattamento che le ha completamente private del loro impatto visivo nel mondo reale. Hanno perso forza e giustificazione, e con essi la maggior parte del messaggio intrinseco. Ora gli originali sono nascosti nel mio scaffale e difficilmente vedranno mai la luce in futuro.

la verità è che nel lavoro creativo il salto dall'analogico (ink on paper) al digitale non corrisponde ad un "adattamento" ma consegna il file digitale ad un nuovo universo. l'opera, in sè, deve cambiare, per forza. illudersi che rispecchi quel che è l'originale è pura e semplice follia. da autore questo è evidentissimo: non esiste procedura o lavoro su photoshop che possa restituire all'opera digitalizzata tutto (proprio tutto) il gusto dell'originale. alcune istanze prendono forza, altre la perdono. il tatto, per esempio: usare la carta assorbente per creare un'opera ha senso nel digitale solo se la capacità assorbente muta la forma dello scritto, perchè in digitale mancherà il tatto (sensoriale e visivo).

sarebbe tuttavia un enorme errore vivere questa cosa come uno svantaggio, semmai è un'opportunità. ma occorre assumere tutte le conseguenze del semplice fatto: digitalizzare l'analogico significa fargli cambiare universo. e il suo corollario: devi essere artista nei due universi, oppure nessuno.

si deve quindi assumere che il lavoro si possa (o debba) esprimere in due universi, per ogni lavoro che si fa.

in questo momento, per me, vale l'indirizzo iniziale, ossia so dal principio se quel lavoro va al digitale o resta analogico e le scelte stilistiche riflettono quell'indirizzo. magari forse più avanti riuscirò a fare un a sintesi dei due universi.

adesso che, con grande sforzo, creo lavori in tutti e due gli universi, riconosco che mettere accanto il disegno da cui è partita la digitalizzazione con la visione dell'opera digitale finale su schermo è stravolgente: il primo è una schifezza, nel confronto, di solito. ma questo è l'obbligato passaggio. anzi, forse se non fosse una schifezza vorrebbe dire che quell'originale è stato passato male nel nuovo universo, oppure che il nuovo universo rifiuta quel lavoro (il che può sempre succedere).

la nuova prospettiva è liberatoria: creare per l’analogico ha una prospettiva diversa, libera, illuminata. lo stesso epr la finalizzazione digitale, anch’essa libera in un universo altro, da rivivere in modo diverso. la prigione è finita, le porte si spalancano: non puoi fare una cosa e dividerla in due: fai due cose.