scarabocchi = scribbles (parte 2)

Quando non c'erano i cellulari, chi parlava al telefono stava accanto all'apparecchio, con la cornetta in mano. Non te ne potevi andare dove volevi. Di solito, accanto ad ogni apparecchio telefonico, stavano dei fogli di carta e una penna o una matita, per prendere appunti, numeri di telefono, informazioni su strade e locali, tutto insomma.

Tutti quanti, mentre parlavano, prendevano la penna e cominciavano a scarabocchiare. Nacque così una psicopatologia dello scarabocchio: eminenti psicologi, analizzando gli scarabocchi, potevano dire qualcosa della personalità dello scarabocchiatore e cosa stava elaborando il suo subconscio.

C'era chi faceva cerchi, chi confusioni, chi quadrati o rombi, chi punti e chi linee che si intersecavano nelle maniere più strane. Quando facevo il manager disegnavo cubi. Una volta feci una riunione d'affari con un tizio che continuava a scarabocchiare milioni di organi sessuali femminili.

L'idea è reinventare lo scarabocchio, ormai entrato in disuso, verificando se e quanto possa diventare veicolatore di "senso", facendo il percorso al contrario: riempire il subconscio di un concetto astratto e vedere poi cosa salta fuori lasciando libera la mano di scarabocchiare.

Per esempio con queste parole:

distrazioni

illusioni

amici

sesso

mare

Si scopre così che ogni concetto, ogni parola può dare luogo a infiniti scarabocchi di sapore infinitamente diverso. Non c'è quello "giusto", esattamente perchè è uno scarabocchio. Solo la parola gli da un senso e anche così, ogni scarabocchio del "mare" è un mare diverso, un istante diverso, una storia diversa.

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