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Nel mare di energia, decidete voi.

Carissimi amici di Scatto a mano,
Scrivere questa cosa il 13 agosto può sembrare una follia. Il fatto è che mi rimugina da molti giorni in testa, e alla fine non resisto.
Il perchè è semplice. Nel corso della visione e postproduzione delle immagini per il libro, mi sono accorto che probabilmente alcuni tra voi hanno problemi con l’esposizione delle immagini. Siccome so benissimo che sbagliare l’esposizione di una fotografia con le moderne macchine è quasi impossibile se sai come ragiona il loro computer, mi sono detto che forse vi può interessare un argomento del genere. Lo stesso vale per chi invece non ha problemi ma potrebbe interessargli il “punto di vista”.
Gli “errori” che ho riscontrato sono: 
- mosso di macchina
- mosso di soggetto
- valori di luminanza falsati in sopra e sottoesposizione
Naturalmente tutti questi potrebbero essere effetti voluti, ma poi ho guardato i dati inerenti gli scatti (iso, tempi e diaframmi) e ho capito che le cose erano andate diversamente, almeno credo. So benissimo che esistono migliaia di manuali sull’argomento e io stesso ne ho studiato parecchi, ma forse un punto di vista diverso è utile. 

La fotografia si fa con la luce. La luce è fatta di fotoni che sono particelle/onde costituite da energia. E’ pura energia. 
So che tutti noi amiamo la faccenda dei fotoni come particelle, ma sono anche onde energetiche. Provate a cambiare la visualizzazione immaginativa della scena da soggetto colpito dalla luce a soggetto immerso in un mare mosso di energia. Cambia tutto, vero?

Fare una fotografia significa descrivere qualcosa che esiste in natura, oppure che è stato appositamente creato. Il soggetto comunque esiste. E siccome esiste, è inondato di luce, altrimenti neppure lo vedremmo (e qualcuno potrebbe dire che forse non esiste). 

Questa energia può essere tanta o poca. Se è tanta, molta sarà riflessa dal soggetto in tutte le direzioni, anche quella verso l’obiettivo con cui riprendiamo. Se è poca, solo relativamente pochi fotoni arriveranno al nostro sensore. 
Fin qui è tutto noto fino alla noia. 
Il fatto è che per fare una fotografia occorre una superficie sensibile ai fotoni. Cioè una superficie che riceva energia e la registri in qualche modo. Mettendo dentro una camera oscura questa superficie siamo in condizioni di fare una foto. Se poi ci mettiamo davanti un obiettivo, la cosa si fa più divertente.

La superficie sensibile ha una certa sensibilità (ovvietà). Vuol dire che è stata prodotta in modo da reagire correttamente ad una certa quantità di fotoni. Se ne arrivano molto meno registrerà il NERO, se ne arrivano molti di più, allora registrerà BIANCO. 
Ad un certo punto della storia bisognava mettersi d’accordo tutti. Furono inventati I valori EV (exposure value). Se volete vi potete complicare la vita fino ai logaritmi, ma quel che importa sapere è che gli EV misurano la quantità di fotoni che arriva ad un soggetto, la quantità di energia luminosa. 
Il classico Sole  senza una nuvola produce una luminanza di 15 EV.
Attenzione, gli EV misurano l’energia che ARRIVA al soggetto (dal sole, dalle lampade, dal flash etc etc)
Ma noi fotografiamo la luce RIFLESSA dal soggetto. Se il soggetto non riflette vuol dire che non lo vediamo (e forse non esiste, ahahaha). 
Vi potreste chiedere: costruiscono superfici sensibili alla luce e calcolano la loro sensibilità sulla luce incidente mentre le foto si fanno con quella riflessa? Ma che hanno combinato? Non era meglio considerare la luce riflessa? 
Eh, no. Perchè la luce riflessa dipende dal colore del soggetto, dalla sua struttura, dalla sua superficie. La quantità di energia che arriva è unica, la sua riflessione da parte del mondo è infinitamente diversa. Sarà quindi il fotografo a interpretarla decidendo quanto deve essere scuro/chiaro il soggetto in fotografia. E mi dispiace dirvelo, ma potete spendere milioni in attrezzatura, sarete sempre voi a dover decidere quanto un soggetto debba essere scuro o chiaro. 
Come? 
Cominciamo dalle convenzioni.
Ad un certo punto si è deciso che il sole senza nuvole valeva una quantità di energia pari a 15 EV e che le pellicole avevano una sensibilità tale che, a 15 EV:
- quelle da 100 ISO erano esposte correttamente a 1/125 ed f16
- quelle da 400 ISo erano esposte correttamente a 1/500 ed f16
- quelle da 800 ISO a 1/1000 ed f16
Dove I tempi sono quelli più vicini al valore ISO mentre il diaframma è sempre f16.
Quindi se siete all’aperto, in campagna, e c’è un bel sole, qualunque cosa fotografate sarà sempre 1/125 a f16 con iso 100. E’ quella la “giusta” esposizione, qualunque cosa facciate. 
Esistono anche delle tabelle “a occhio” che ti dicono per esempio che un soggetto in ombra scoperta ma sole pieno vale EV11. 
Questa si chiama “regola del 16” e vi consente di fotografare anche senza esposimetro, ad “occhio”. Vi giuro che funziona a meraviglia.

Vi state chiedendo cosa interessa a voi, che avete macchine digitali con veri e propri computer che calcolano l’esposizione, media, media con prevalenza centrale, media ponderata con occhio al 16 qadratino a sinistra etc etc. Anch’io la pensavo come voi. Poi, dopo aver studiato quanto vi ho spiegato sopra, ho capito che tutti questi sistemi sono giocattoli, non servono realmente a niente, perchè siete voi, cioè i fotografi, a decidere quanto e come deve essere chiaro un soggetto, data una cerca luce incidente. L’esposimetro vi darà solo la coppia tempo/diaframma di un anonimo grigio medio, o coloretto medio, come volete. 

Volete la prova?
Ve ne do due.
Un panorama qualunque di una bella giornata di sole, nessuna velatura, ombre profonde. Fissate l’esposimetro con media a prevalenza centrale o spot centrale. Dopo di che guardate nel mirino e mettete l’orizzonte esattamente a metà inquadratura. Supponiamo che leggiate f16 e 1/250 perchè avete posto gli ISO a 250. Provate a spostare l’inquadratura verso il basso, a prendere più terra/mare o città. A seconda del tipo di soggetto il tempo scenderà a 1/125 o a 1/60, in proporzione delle ombre che inquadrerete. Spostate poi l’inqudratura tutta sul cielo. Scommetto che il tempo sale a 1/500 o a 1/1000. Ora chiedetevi: come mai, se la quantità di fotoni che arriva sulla scena è la stessa la macchina mi cambia il tempo della “giusta esposizione”? Semplice, l’esposimetro è tarato in modo da dare un bel grigio medio al centro dell’immagine, che sia cielo, ombra o il sole. 
Seconda prova: siete di notte, all’aperto, in città. Mirate e scattate. Il risultato sarà un grigio sporco lì dove voi vedete nero fondo, nero che più nero non si può. E sarà mosso, anche se avete scattato a 3200 iso, perchè l’esposimetro è tarato per riprendere qualcosa che non è nero, ma grigio. E lui il grigio vi da allungando il tempo di esposizione ad 1/8, ad 1/4. Se aveste scattato secondo I vostri desideri e quello che vedete, avreste alzato il tempo a 1/30, ad 1/60 e il nero sarebbe comparso, insieme ad una definizione migliore delle alte luci e, miracolo, forse non sarebbe stato così mosso.
Riassumendo, in fotografia non conta la luce riflessa ma quella incidente, conta l’energia che piove sulla scena. Che si calcola ad occhio o si misura con un esposimetro a mano, esterno, settato per la luce incidente. Il che vuol dire andare “in manuale”. Ci vuole tempo, calma. Non sempre si può. 
Oppure.
Oppure uno fa il furbo, se conosce queste regole del gioco, esattamente quelle che vi ho spiegato fin qui. Fare il furbo significa prendere in mano il gioco e far fare alla macchina quello che volete voi. Come si fa? Semplicissimo: dovete decidere cos’è nero e cos’è bianco.
Con le macchine digitali che avete in mano è uno scherzetto. 
Sicuramente conoscete quella grossa ghiera che serve a sovra o sottoesporre fino a 3 stop con scatti da 1/3 o 1/2 stop. Non so se la usate ma credo di no. E’ la chiave di tutto. Mettete un automatismo a priorità di diaframmi poi decidete quale parte della scena deve essere di una media chiarezza, un colore smorto. Se prende gran parte della scena, allora lasciate tutto com’è. Se la scena ha molte ombre, e le volete nere o molto scure, sottoesponete, girate la ghiera a -1 oppure a -2. Se invece avete un soggetto chiaro, una bella maglietta da fornaio, allora sovraesponete di 1 o 2 stop. Potete fare delle prove. 
State sovraesponendo o sottoesponendo rispetto alla “giusta” esposizione? In verità, no. Primo perchè la “giusta” esposizione non esiste al di fuori delle scelte consapevoli del fotografo, che può anche decidere di riprendere in grigio scuro una nuvola. Secondo perchè la misurazione della luce riflessa, come abbiamo visto, è sempre “sbagliata”. Usando la ghiera della sovra - sotto - esposizione potete decidere che quel nero che vedete lo volete nero e quel bianco deve essere bianco, magari solo un poco grigio. Decidete voi, perchè se NON decidete lo farà la macchina e voi non vedrete mai in una foto quello che la vostra testa ha “visto”, ma sempre quello che la macchina ha deciso di farvi fare.
Con I colori la cosa è un pò più difficile perchè ci vuole un occhio più allenato. La maggior parte dei colori “scuri” diventa smorto in una lettura media (diventa più chiaro e quindi è slavato), mentre quelli “chiari” (giallo, arancio etc) diventano più scuri perdendo di vigore. Di solito accade che, tornati a casa e vedendo questi colori smorti, decidiamo di alzare il tono con la saturazione. A volte la cosa funziona, a volte no. 
Potreste obiettare che in raw tutto ciò è opinabile, che con il raw potete fare quello che volete. Per la verità non ci ho mai creduto, altrimenti sarebbe una macchina del tempo. Si tratta dell’ennesima finzione. Il raw infatti NON supplisce a gravi carenze nell’esposizione in fase di ripresa, soprattutto nelle ombre profonde e nelle alte luci, cioè quando la scena supera la latitudine di posa del sensore. Ma lasciamo perdere questo argomento, se volete ne potremo parlare.

E adesso veniamo al mosso. Che c’entra il mosso? C’entra, anche se come effetto secondario. 
Gli Iso dipendono da dove siete e che volete scattare. Scattare in interni a 50 o 100 iso è puro suicidio. Gli 800, 1600 e 3200 iso sono stati inventati per questo. Già a 800 iso, in una camera mediamente illuminata e sottoesponendo di uno stop si può scattare a 1/30, a 1/60 e, SE TENETE LA MACCHINA FERMA, allora la foto sarà perfetta. Tenente conto che a 1600 iso la maggior parte delle macchine degli ultimi tre o quattro anni hanno un rumore davvero quasi inesistente, specie se poi dovete pubblicare le foto su facebook e nessuno vi chiederà mai una stampa un metro per due (e anche in quel caso, vi stupireste della bontà dell’immagine, perchè una stampa 1x2 metri si guarda da tre metri di distanza, non da 50cm).
Lo so, avete miracolosi sistemi di stabilizzazione dell’immagine. Fantastico. Se tenete la macchina ferma, potrete scattare a 1/4 o 1/8 anche se la macchina vi da l’allarme mosso. Se tenete la macchina ferma, tutto il mondo cambia.  Appoggiatevi, mettete il gomito contro il petto, trattenete il respiro, buttatevi a terra, fate quello che volete ma tenete la macchina ferma. Avete lo stabilizzatore? Bene! Usatelo per scattare a 1/2 secondo, tenendo ferma la macchina. Vi assicuro che con un pò di allenamento si ottengono risultati straordinari (se tenete la macchina ferma).

Per chi di voi vuole ammattire con la faccenda della “giusta” esposizione, vi consiglio di studiare il sistema zonale di A. Adams. Io non l’ho studiato molto perchè ho intuito che, in fondo, serviva solo a far capire al fotografo che deve essere lui a decidere cos’è nero, e quanto, e cosa è bianco e quanto. E che quindi la “giusta” esposizione non esiste, in ripresa lo scopo è ottenere il miglior negatico o file raw o jpg per le proprie intenzioni creative, non quelle della macchina o del computer annesso. (Le macchine fotografiche in commercio non sono studiate per fotografi impegnati ma per quelli che scattano foto ricordo e non vogliono sapere nulla di tempi/diaframmi e Iso. E' giusto così. I fotografi impegnati devono imparare a usare questi parametri per ottenere quello che vogliono. Infatti le macchine professionali di una volta avevano solo tre cose: tempi, diaframmi e profondità di campo. Non c'era nemmeno l'esposimetro semplicemente perchè è inutile avere una cosa che ti dice bugie).

Riassumendo.
La luce con cui facciamo le foto è quella incidente, non quella riflessa. Purtroppo I nostri esposimetri incorporati nella macchine misurano solo quella incidente e sono tarati sul grigio, sui colori smorti, negano il nero, negano il bianco. Cos’è una foto senza un pò di nero e un pò di bianco? Un’insalata senza sale. 
Le macchine sono strumenti, chi fotografa siete voi. Decidete quanto e perchè sovra o sotto esporre, sempre, anche nelle foto più banali: decidete sempre cosa è chiaro e cosa è scuro, obbligando la macchina a registrarlo.  
Se siete al buio, alzate gli Iso, siate generosi, è l’unico vero vantaggio della fotografia digitale rispetto alla pellicola.
Tenete ferma la macchina, sempre. Chiudete I gomiti, appoggiatela sulla mano sinistra aperta, cercate muri, tavoli, qualunque cosa per appoggiarvi, trattenete il respiro. Non importa quanta stabilizzazione vi da la macchina, è solo una macchina, voi siete il fotografo. 
Per finire, non fidatevi di cinque scatti in raw. Se potete, pensateci. Riflettete. Guardate, riguardate e poi scattate. Funziona, anche in digitale. 

Se posso permettermi, un ultimo consiglio. Escludete  la funzione di visualizzazione dell’ultimo scatto. Si può, certo che si può. Non guardate l’ultimo scatto. Risparmierete batterie e avrete più tempo per guardare il soggetto. Utilizzate il tempo per guardare la scena che state riprendendo e riflettere sull’esposizione, l’inquadratura etc etc. Scattate, guardate la scena (non la macchina) e se non siete convinti, riscattate cambiando I parametri. Guarderete le foto a casa. Quando un fotografo è sul “campo” non guarda le foto, guarda la scena, il soggetto, la luce, I colori. Le foto si guardano a casa. E’ a casa che si impara dagli sbagli.

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