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fotografia & narrativa

la stampa delle immagini

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Quando cominciai il percorso che mi avrebbe portato ad essere un piccolo e secondario professionista della fotografia, tardivo ma consapevole, il primo passo fu la stampa. Mi accorsi che senza la stampa "non c'era fotografia". Adesso vedo questo processo in tutti i fotoamatori o gli appassionati di fotografia che incontro.
Qualunque immagine si realizza, con qualunque mezzo (analogico o digitale) in effetti la creazione non esiste compiutamente, definitivamente, senza la stampa della stessa su carta, in modo che si possa apprendere, guardare, avere, spostare, (comprare e vendere se volete).

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La stessa cosa si osserva nel campo delle parole. Il manifesto del tipografo di Beatrice Warde (1930) che campeggia nel mio screensaver contiene una frase che rileggo continuamente:

Da questo luogo le parole possono volare lontano senza perire sulle onde sonore, senza cambiare coi voleri della mano dello scrittore, ma fissate nel tempo, essendo state sottoposte a prova. 

Da autore di romanzo confermo: una storia non esiste a meno che non la stampi in qualche copia e non la rileghi con colophon e copertina. Perchè appena apri il word processor fai una variante, correggi una virgola, rivedi un paragrafo. Non si finisce mai. A meno che non sia su carta, nelle numerose pagine rilegate. Ne puoi fare edizioni diverse, puoi metterci la firma e la data, come faccio con le copie del mio romanzo, ma non puoi più cambiarlo. La "cosa" E'.

Insomma: carta.

Ho osservato la stessa cosa con una barca di legno, ma ci porterebbe lontano. 

Sul tema ho letto anche le parole di  S. Salgado che a proposito sono chiare 

“La fotografia sta soccombendo perché ciò che si vede su Instagam o sui telefoni cellulari non è fotografia. La fotografia è un oggetto materializzato che si stampa, si ha, si guarda”,

Non credo che ci sia alcun giudizio di valore sulla fotografia in rete. Piuttosto penso che Salgado intenda quel che è evidente nell'esperienza di qualsiasi fotografo che prende seriamente quel che fa: una creazione artistica fotografica, ossia una "fotografia", è stampata, altrimenti ancora non "è". Forse lo sarà, forse no, ma è come non fosse mai nata.  

Ricordo anche che Ansel Adams raccontava nel suo "La Stampa" la delusione avuta durante una mostra in cui proponeva delle opere da vecchi negativi ristampati e che non ebbe nessun apprezzamento dal pubblico. Gli dissero poi che le stampe erano "scure". Lui comprese che le aveva stampate in modo più drammatico perchè sentiva in quel periodo in modo drammatico. Quelle "fotografie" esprimevano qualcosa di diverso, e il pubblico ne rimaneva turbato. 

Nella professione di fotografo, ad ogni incarico, si torna carichi di immagini. Il cliente vuole questo: immagini narrative. Ma non sono ancora fotografie se non le stampa come tali. Nella maggior parte dei casi finiscono su Facebook, su Istagram o nel sito aziendale. Saranno sempre non nate compiutamente, testimoni dell'oggi, non diventeranno mai un ricordo. Occorre che si stampino per ottenere il miracolo. Purtroppo non si fa quasi mai. Forse dovrà essere lo stesso fotografo che, per realizzare compiutamente la propria opera, realizzi le stampe, o crei un portfolio, finalizzi cioè quello che altrimenti resterebbe nel limbo del mai nato. Perchè lo sappiamo: in fondo il vero creatore è lui, il cliente è solo un temporaneo mecenate.