antonio massara visual
blog banner3.jpg

blog

salvarsi dalla propaganda

amvisual eterodiretti.jpg

Non dico nulla di strano se affermo che quella presente è l'epoca della propaganda. E' cominciata con la Stampa ed è proseguita con la Radio e la Televisione, i cosiddetti sistemi di comunicazione di massa. Ora ci abbiamo aggiunto il World Wide Web e i social. E' da più di un secolo che si studia, si scrive e si analizza il fenomeno. 

In tutto questo tempo non ci si è posti il problema dell'altro lato. 
Della massa. 

La massa, destinataria dei messaggi, si immagina come una spugna, capace di assorbire tutto e cambiare forma a seconda del liquido che gli si versa addosso: si sposta a sinistra o a destra a piacimento, va qui o là a seconda del messaggio, compra questo o quello: la massa non è se non quello che vuole la propaganda. Però la si immagina compatta, grossa, univoca. Invece no, se ci avviciniamo la scopriamo formata da milioni di individui con le proprie sofferenze e speranze, illusioni e certezze, i propri sentimenti e gusti. Individui, come me e come voi. 

Chi non ha mai partecipato ad una manifestazione politica "densa" non conosce il brivido di "appartenere alla massa", quella sensazione animalesca, unica e archetipica che qualunque regime autoritario cerca di sollecitare con mille leve culturali. Ricordo i Balilla e i Fez, che ancora oggi molti anziani sopravvissuti ricordano con gioia.

Di solito si guarda alla massa pensando che sia abbastanza facile dirigerla con la propaganda, e poi si guarda all'individuo, che di quella massa fa parte, ma ha proprie intenzioni. Insomma ci sarebbe un salto, tra la moltitudine e il singolo. Che un tizio, appartenente alla massa, può essere di sinistra o di destra ma anche una bravissima persona che ama i figli e compra il pane ogni sera. A me pare che non sia più così. Ormai incontro quasi solo persone che trovano la loro identità completa solo in una massa e cambiano gusti e opinioni a seconda dell'ultimo messaggio quotidiano della propaganda. 

Io li chiamo gli eterodiretti. 

Sarebbe facile dire che sono come burattini. Ma non ci solo i fili, non servono più. No, sono come automi che si autoprogrammano in base alla propaganda percepita. Il pensiero autonomo gli è letteralmente impossibile, non ci riescono neanche nelle più piccole questioni quotidiane. Persino comprare il pane o la marmellata è una complessa questione di appartenenza ad una spugna che viene facilmente risolta con l'ultimo impulso ricevuto, che sia vegano, ecologico, menefreghista o assistenziale. 

Si dice che siamo bombardati di messaggi. E' proprio così. Ma il bombardamento è stato così massiccio e devastante che ormai non è rimasto più nulla, neanche un solo neurone libero, la massa si è fatta individuo e viceversa, tutti eterodiretti. 

A questo punto penserete che ce l'abbia con i poteri forti, con le scie chimiche e altre frasi fatte che circolano "con e per" la propaganda per soddisfare quel minimo bisogno di protesta che ancora resta. Oppure che vi proponga un nuovo volto di burattinaio. Purtroppo è tutto molto più complesso. Perchè anche la propaganda è innescata da gruppi, masse, formazioni, club privati. Che vanno e vengono, cambiano, si nascondono, cambiano volto. Gli individui creatori delle linee della propaganda sono assai meno di quelli che compongono le masse, sono alla grossa identificabili con i "ricchi", e tuttavia usano vasti gruppi di poveri con vari sistemi per arrivare alle masse vere e proprie. Se provi a puntare il dito contro un volto, o una sigla, quella subito si occulta, si nasconde. Ha imparato, dopo le devastazioni della Seconda Guerra  Mondiale, che una propaganda monolitica porta guai ben peggiori di qualsiasi altra e i gran soldi e il vero potere si ottengono in modo molto più sottile ma enormemente più lucroso. 

Il fatto è che se uno davvero vuole pensare in modo autonomo, avere una propria direzione, diventare autodiretto, deve dubitare, deve pensare che tutto, ma proprio tutto sia pura e semplice illusione e avere il coraggio di chiedersi, in ogni momento e per qualsiasi cosa, non quale sia la verità (che davvero è troppo avvolta di mistificazioni per poterla individuare) ma il probabile, il possibile e soprattutto ciò che sia meglio per l'individuo. Semplice a dirsi, molto difficile a farsi. 

Come fare?

Innanzitutto vorrei dire che non c'è nessun senso dispregiativo nella parola "eterodiretto". Essere eterodiretti è facile, poco faticoso, estremamente gratificante, dà sicurezza e non ti stanchi a pensare. Ho molti amici eterodiretti e sono persone magnifiche e di gran cuore e in poco tempo arrivo a conoscere "proprio quegli argomenti" che è meglio lasciar perdere.  

Se invece volete essere proprio liberi di pensare con la vostra testa, il percorso è difficile. Gli uomini sono fatti di storie, la proprie e le altrui. La nostra mente non ne può fare a meno ed "essere" ed "avere una storia" sono la stessa cosa. Quindi inutile provare a fare a meno delle storie, è impossibile. E' vero che la scoperta dello storytelling in economia e politica ha trasformato qualsiasi storia in un "prodotto" di propaganda, film, serie e post di facebook compresi. Ma non dovete spegnere tutto, non si può diventare degli eremiti. 

Ci sono soluzioni, ma occorre cercarle. Si deve fare un pò di fatica all'inizio, ma poi tutto diventa più facile: occorre cercare molte storie "grosse" raccontate da persone che erano "signor nessuno" nel momento in cui scrivevano. Sono soprattutto romanzi e c'è di tutto, di solito storie affascinanti e molto divertenti. Insomma c'è da divertirsi parecchio. 

Dico questo per la mia esperienza diretta di scrittore. Per scrivere un romanzo, anche breve, e renderlo scorrevole, interessante e denso, occorre una fatica immane ma sempre "autonoma", cioè autodiretta. Si scrive in una costante correlazione tra mente e cuore, e se la prima può essere parzialmente eterodiretta, il cuore non lo è mai, e se si scrive col cuore il lettore attento se ne accorge, il racconto diventa davvero godibile, verosimile, profondamente umano, qualunque sia la storia, un racconto "da essere umano a essere umano". 

Per esempio vi hanno detto di leggere i classici. Ma se li propone la scuola, il vostro capufficio, il Direttore etc, allora evitate, anche se si tratta di Dickens. Fuggite dai libri scritti da giornalisti viventi o uomini di spettacolo, politici o commentatori: al 99% sono opere di pura propaganda, roba che vi fa un male dell'anima. Andate in libreria, andate a caccia. Il caso non esiste, vi metterà in mano qualcosa di buono. 

Non volete andare in libreria? Fatelo su Amazon o frequentate i siti di lettori, piluccate qui e là, non prendete per oro colato quello che vi si dice, leggete l'incipit, insomma, vagabondate. Prima o poi qualcosa arriverà. Poi diventerete più bravi. 

Storie lunghe, molte pagine. Non vi preoccupate, siate i migliori critici, mollate un romanzo alla pagina ventisette se non vi convince più, chi disse che l'opera si giudica alla fine vendeva biglietti di teatro (è una forma di propaganda contrabbandata per grande cultura). 

In tanti dicono che la gente non capisce più nulla dopo la decima riga scritta. E' il frutto più riuscito della propaganda e della pubblicità, messaggi bomba che esplodono lasciando crateri nella mente. Ma è dalla lettura del ventimilionesimo rigo che la mente, correlando storie verosimili ma alternative, trova la sua libertà. Per questo vi consiglio di leggere libri divertenti, non ingolfatevi subito con Dostoevskij, cercate tra gli americani, gli inglesi, i russi. 

Quanti romanzi dovete leggere per essere liberi? Uno al mese per trenta anni. Pensate sia faticoso? Mah. Se siete capaci di stare davanti alla tv o al cinema, una volta a settimana, per due ore, allora siete in condizioni perfette per leggere un romanzo alla settimana. Certo, magari non Dostoevskij, ma vi giuro che potete leggere l'opera omnia di Mark Twain in tre settimane ("Un americano alla corte di Re Artù" è uno dei romanzi brevi più divertenti che abbia mai letto, un caleidoscopio di pure rivelazioni anti propaganda, una genialata). Rifuggite da quelli che vi consigliano un grande titolo, un esempio di vera Cultura o di vera Letteratura. La Cultura è propaganda, la Letteratura è propaganda, cercate la cultura, quella normale, umana, da essere umano ad essere umano, il racconto, non la Letteratura che nessuno ha mai saputo cos'è. Cercate autori indipendenti, stravaganti, i Vonnegut del racconto. Vi divertirete, allenerete la mente più che con i cruciverba (anche quella è propaganda) e forse sarete addirittura più felici. Diventerete strambi, come tutti gli uomini liberi, poi non dite che non vi ho avvisato. E, si, avete davanti un bel pò di anni di letture prima di poter dire: ok, sono libero dalle illusioni. E forse non succederà mai. Quindi non prendetemi troppo sul serio, è solo un consiglio.