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fotografia & narrativa

I cassettini di Aldous Huxley

Comunicare una visione vuol dire produrre narrazione. Della visione si può parlare a iosa, ma nessuno capisce nulla di quello che si dice. Una visione, quando essa è pura, non prende più di qualche rigo, è una sorta di soggetto narrativo. 

Prendiamo L’isola di Aldous Huxley. La visione di un’isola in cui un misto di psicologia, buddismo, cooperativismo e pauperismo dà luogo ad una società felice e per questo destinata a scomparire, diluendosi nella grande promessa della Terra Viva. Chi ne ha capito qualcosa? Nessuno. Nessuno è in grado di immaginare nelle parole della "visione" quello che racconta AH nel suo libro, semplicemente perché solo lui era in grado di farlo, lui che possedeva quella visione. Per questo nasce il romanzo, per “mostrare” come in una sceneggiatura i fatti e quindi la storia, assorbendo la quale possiamo intravedere le numerose facce di quella visione. 

I migliori romanzi visionari li puoi leggere diverse volte, scoprendo sempre nuove “visioni”, nuove facce della medesima immaginata storia. Capita con Clarke, Asimov,  Orwell, Vonnegut, Huxley, T.Mann, Tolstoj. Ah, voi direte, accostare Tolstoj a Clarke è folle! Mica tanto, rileggetevi “Padre Sergij” in chiave utopica e scoprirete che è una visione dell’inferno terrestre e dell’unica stretta porticina che si illumina in fondo al tunnel di una vita di lotte contro se stessi e la società. Più visionario di questo!

Scrivere di visioni è mettere in ordine i cassettini della inevitabilità degli effetti fattuali della visione e trasformarli in fatti che si possono narrare. Facile a dirsi (sono poche parole), infinitamente difficile a farsi. Prima di tutto perché ci vuole una visione complessa, unitaria, efficiente con tante facce da mettere nei cassettini.  Si scopre, per esempio, che la quasi totalità degli scrittori visionari ha interi scaffali pieni di brevissimi racconti o ha scritto una successione di brevi romanzi che, alla fine, ha condotto alla storia intera. Cassettini, appunto. 

Peccato che, poco tempo prima di morire, l’intero archivio di Aldous Huxley, tutti i suoi cassettini, sia perito in un incendio. Ci dovevano essere dentro racconti per altri duecentocinquanta romanzi. Una ragione di più per rileggere quelli che abbiamo.