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fotografia & narrativa

La Buona Fotografia

Cosa ci vuole per fare buona fotografia?
Prima di tutto, fate attenzione, per favore, non ho scritto “buone foto”.
Sono anni che studio e pratico la faccenda e ormai ho una mia idea, che si trova tra queste pagine. Ha a che fare con l’essere, il relazionarsi e il vedere. Il miglior punto di vista l’ho trovato in Wim Wenders, ma oggi vorrei parlarvi di Settimio Benedusi, un ottimo fotografo. In un post su Facebook di puro testo (sempre più rari in generale e sempre più frequenti tra i fotografi … sarà un caso?), dopo essersi scagliato contro la tecnica, detta le tre prime regole per fare buona fotografia:
-accettare sé stessi, non avendo paura di mostrare ciò che si è veramente.
-affrontare il rischio, facendo cose che non è giusto, doveroso e opportuno fare.
-evitare il consenso, non facendo nulla per assecondare le aspettative degli altri.
La prima regola è semplice: la fotografia la fa il fotografo che farà buona fotografia se è in pace con se stesso, o ci sta lavorando su. Fare fotografia è una splendida terapia per conoscersi o per ri-conoscersi, quando la si guarda.
Dice anche di affrontare il rischio, io lo interpreto come “stare al gioco”. Ogni gioco è rischioso e quello più rischioso di tutti è giocare a conoscere se stessi attraverso quello che si vede.  Giocare vuol dire fare qualcosa che è felice e senza secondi fini. Per farlo, occorre coraggio. 
La terza regola è “evitare il consenso”. Qui le parole pesano molto. Settimio non dice di odiare il consenso. Non dice di fuggire il consenso. “Evitare” qui sta, come dice poi, nel senso di stare a lato, bordeggiare, non mirare, starne alla larga. Non assecondare, non cercare, non mirare ad un pubblico. E’ la regola più difficile perchè va contro il senso comune del lavoro. Se la fotografia è un lavoro, un servizio, allora ha un pubblico pagante. Come la mettiamo con l’evitarlo?
Qui posso testimoniare. Il consenso è arrivato solo quando ho evitato il consenso. Ogni volta che mi sono trovato a scattare una foto dicendomi che “non era la cosa giusta per il cliente” e ho avuto il coraggio di proporla lo stesso, quella ha sfondato. 
Quindi, se vogliamo davvero sintetizzare le tre regole di Settimio, basta dire che per fare buona fotografia (e quindi anche il professionista) occorre il coraggio di essere se stessi. 
Come sempre è difficile, lungo e talvolta fonte di grande disperazione, ma è l’unica strada che funziona. 

Per quanto strano possa sembrare, potrebbero anche essere le tre regole per condurre una vita alla ricerca della felicità. E questo dimostra che la fotografia, la buona fotografia, sia un'arte potente. Per chi la fa e per chi la fruisce.