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La verità su Heartsay

La nostra vita è cambiata con Heartsay. 
Questa semplicissima app per smartphone ha cambiato totalmente la nostra capacità di giudizio nei confronti delle altre persone. 
Non solo. E' riuscita a far emergere quello che era un vero e proprio buco nero nella nostra vita, direi anche della nostra civiltà: la propaganda e la pubblicità.
Heartsay funziona in modo semplice. Una volta scaricata sullo smartphone è in grado di avvisare, con assoluta certezza, se il nostro interlocutore davvero e profondamente crede in quello che dice oppure sta fingendo o dissimulando. Non è in grado di dirci se chi parla è un truffatore o un illuso, ci dice solo che, in fondo,  neppure lui ci crede. 
Non è affatto una macchina della verità. Anche questo abbiamo imparato presto. Heartsay rivela la profondità della convinzione, la verità sappiamo non esistere, ognuno la interpreta a modo suo. 
Per fortuna funziona solo con le persone, e funziona anche nelle interviste televisive. Non funziona invece, ed è ovvio, con la pubblicità. Questo ha permesso all'economia di non essere devastata dall'oggi al domani. C'è voluto un pò di tempo. 
Ma come ha fatto Simon Templar a inventare questa cosa così incredibilmente semplice ed efficace? Certo, sappiamo che si è basato sulle ricerche scientifiche sulla correlazione tra modulazione della voce e onde cerebrali. Si è scritto, ed è universalmente accettato, che abbia passato vent'anni della sua vita a perfezionare lo strumento. Poi però ho scoperto che lui stesso non l'aveva mai affermato. Non ha mai rilasciato una dichiarazione orale sullo sviluppo di Heartsay.
Mi sono chiesto come mai. Non era strano che l'inventore di uno strumento in grado di rivelare la dissimulazione non abbia mai rilasciato una dichiarazione orale sulla sua scoperta?  
Così ho preso coraggio e ho chiesto di intervistarlo. 
Mi ha negato qualunque intervista. Con ogni sorta di scusa. Ed era facile negarsi per email. Templar era un uomo molto impegnato, molto ricco e molto richiesto come conferenziere. Ho insistito per tre anni e alla fine ho dovuto mollare. 
Così mi sono trasformato in un investigatore. Mi sono preso un anno sabbatico e ho ripercorso tutta la vita di Templar andando a caccia di quelli che gli erano vicini nelle varie fasi della sua vita.
Ci sono voluti sei mesi per capire che l'invenzione di Heartsay è avvenuta nel giro di 75 giorni. E che quella storia degli anni di sviluppo era una balla. 
Poi, con un colpo di fortuna, ho ristretto il campo. Ho scoperto che nella settimana dal 15 al 23 maggio 2123 Templar aveva chiesto ad un suo amico di prestargli un bungalow nel deserto del Mojave. Voleva isolarsi per analizzare con calma alcuni dati sulle scansioni cerebrali. E lì è successo qualcosa.
Il 24 maggio tornò a Los Angeles e quello stesso pomeriggio parlò a Gil Trovey, la sua assistente, dell'idea alla base di Hearthsay. Lei pensò che proprio l'isolamento nel deserto abbia fatto sbocciare l'idea. Tuttavia è improbabile. Perchè un'idea del genere poi ci mette molto tempo a diventare un progetto concreto. Invece Templar realizzò Heartsay in due settimane! Impossibile, anche per un genio come Leonardo. Templar doveva per forza aver incontrato qualcuno. 
Così sono andato a trovare un amico che lavora per la US Air Force. Perchè lì vicino c'è la base di Edwards. Loro hanno le registrazioni satellitari di tutto ciò che si muove nell'area. E così ci siamo messi a studiare quei sette giorni. 
Niente. Non era successo quasi niente. La macchina di Templar rimase posteggiata accanto al bungalow e nessuno passò di lì.
Ma era proprio il "quasi" che noi non vedevamo. Perchè il giorno 18 maggio, alle ore 21,37 locali qualcosa apparve accanto alla macchina di Templar. Era molto piccolo. Forse una scatola delle dimensioni di una scatola da scarpe. Il 19, alle 8,45, Templar esce di casa, va verso la macchina e dopo la "scatola" non c'è più. 
Era tutto quello che volevo sapere.
Così scattai col cellulare due foto della ripresa aerea e le mandai sulla casella mail della segretaria di Templar, pregandola di fargliele vedere.
Mi telefonò il giorno dopo. 
"Cosa vuole?"
"Un'intervista"
"Negata. Altro?"
"Una sua dichiarazione telefonica"
"Negata. Altro?"
"Ma perchè?"
"Non posso rispondere". La mia Heartsay dichiarò con un BIP che non ci credeva neppure lui. "Dio santo!" continuò "questa conversazione è una disgrazia! Mi dica cosa vuole? Soldi?"
"Neanche un dollaro. Voglio che il mondo sappia la verità" dissi. Dopodichè ci fu un attimo di silenzio. Certamente Templar stava guardando la sua Heartsay per sapere se credevo davvero a quel che dicevo. Forse si convinse.
"Senta, mi ascolti bene. Il mondo è migliore oggi di venti o trenta anni fa. I politici fanno il loro mestiere in modo migliore, la corruzione è in diminuzione drastica, la gente si fida di più, le guerre sono quasi scomparse. Certo l'economia è andata in crisi ma si sta riprendendo con altri fondamentali, più adeguati. Perfino la finanza è uscita dalla follia.  Non le dico quanta gente mi scrive ringraziandomi per aver smascherato amori inesistenti. A che serve la verità? A niente, il suo heartsay glielo dice ogni giorno. L'importante è credere in quello che si fa e si dice. E lasci stare il come e perchè. Forse verrà il giorno, ma non è adesso".
Il mio Heartsay restò muto.
Gli credetti. 
Mollai la ricerca.
Un anno dopo mi richiamò al telefono. Voleva offrirmi un lavoro. Come sapete sono stato al suo fianco per i successivi dieci anni. Non abbiamo mai parlato della scatola, fino al giorno in cui fu ricoverato in ospedale con la polmonite. Aveva ottantasei anni. Sapeva di andarsene. 
Fece uscire tutti dalla sua stanza. Mi chiamò e mi disse di avvicinarmi. 
"Nella scatola c'era un foglio con le equazioni per Heartsay. La prima riga invece era l'ultima riga di ciò che avevo scritto la sera precedente sul mio taccuino. L'ho messo in tasca. Poi ho deciso cosa farne. Prendi la mia giacca, è appesa lì"
Gliela porsi. Infilò una mano in una taschina nascosta e ne estrasse un foglio minutamente piegato. Un angolo era stato strappato. Simon intuì il mio sguardo.
"L'ho fatto analizzare. E' carta per fotocopie, comunissima carta per fotocopie" sorrise.
"Non so chi ha messo quella scatola lì e come ha fatto. Non so chi e come sapeva cosa stavo scrivendo. Ho usato quel foglio per il bene di tutti. Ha funzionato. Adesso dovrai decidere tu cosa farne della verità, io ho deciso tanti anni fa ed è andata bene".
Simon ci lasciò tre ore dopo. 
Così ho dovuto decidere. E decisi anch'io di non dire nulla, tutto stava andando troppo bene. Decisi di fare come lui, tramandare il segreto. Non so se l'umanità sarà mai pronta a sapere la verità. So per certo che aspettava da tempo la rivelazione della malafede. E' giunta dall'alto, chissà da dove. Poi tutto ha cominciato ad andare meglio. E tanto può bastare, per adesso.


18.05.2018

Nota dell'autore: questo è un racconto di pura fantasia. Ogni riferimento a cose o persone reali è puramente casuale.