antonio massara visual
banner blog.jpg

blog

fotografia & narrativa

mimetizzati

Claude Green fu svegliato dalla voce suadente del computer di bordo. 
"Claude, svegliati, ti vogliono in plancia"
Nel dormiveglia provò ad associare il suono di quella voce sintetica con forme sinuose e pelle vellutata, ma quella donna era implacabile: "Claude, in plancia". Il tono adesso era ancora più sensuale ma il senso era un ordine. Quel computer si comportava come una moglie, una moglie furbissima. 
Claude non doveva fare molto per arrivare in plancia. Andò nella toilette di acciaio e si gettò acqua fresca in faccia. Poi si infilò nella sua tuta di elastene, uscì dalla cabina e prese il corridoio a destra, salutando con un mugugno due guardiamarina che passavano in quel momento, smontando di guardia. 
In plancia sembrava tutto normale. Jeanne gli fece il rapporto. Era una bellissima donna dai folti capelli rosso mogano, alta più di un metro e ottanta e aveva una voce dura come l'acciaio. Claude si svegliò definitivamente.
"Abbiamo ricevuto un messaggio di soccorso da un pianeta vicino. Ho controllato sulla carta stellare. Pianeta H789, modalità terrestre, classificato come disabitato. Non c'è notizia di missioni scientifiche. Non saprei chi può aver mandato il messaggio" disse Jeanne.
"In che lingua?"
"Come?"
"In che lingua hanno trasmesso" ripetè Claude senza inflessione interrogativa.
"Scusi, non ho controllato" Jeanne era visibilmente dispiaciuta, *per così poco* pensò Claude.
"Che diceva il messaggio?" chiese Claude.
"Aiuto, ci stiamo estinguendo" rispose Jeanne.

Sei ore dopo la navicella di servizio sorvolava il pianeta ad una quota di 800 metri. Foreste, laghi, deserti, piccoli mari interni, nuvole, sole, eccetera eccetera. Un piccolo Eden abbandonato. Segni di vita intelligente, nessuno. 
Si dirigevano verso la fonte dell'emissione radio, individuata dalle registrazioni. 
Finalmente videro un bagliore tra gli alberi. Si avvicinarono. Quella che vedevano era un'antenna primitiva, tirata su con legacci vegetali. Sotto non si vedeva nulla, tutto era nascosto dal fogliame.
Decisero di scendere.
Dieci minuti dopo si inoltravano nella foresta in direzione dell'antenna coi fucili pronti. Non si poteva mai sapere che genere di mostri primordiali si poteva incontrare in quelle circostanze. In mezz'ora di cammino ostacolato da ogni sorta di vegetazione arrivarono all'antenna. Era collegata ad un minuscolo computer e a tre pannelli solari posti sugli alberi. In giro non c'era niente altro. 
Poi sentirono un fruscio.
Poi un altro. 
Continuavano a non vedere niente altro che foglie.
"Jeanne, l'analizzatore d'onda cerebrale" disse Claude.
Bip.
"Qui dice che intorno a noi ci sono sei esseri evoluti" disse Jeanne.
Tutti alzarono istintivamente le armi.
Si guardarono intorno: niente. 
"Forse sono nascosti" disse Jeanne.
"No, siamo mimetizzati" disse una voce sottile, esangue, stanchissima.

Si chiamava Bot ed era una specie di grosso topo umanizzato, bipede, alto circa un metro e sessanta. 
Il racconto che fece era straordinario. 
A seguito della Guerra dei Corsari, seicento anni prima, avevano sviluppato una variante genetica che trasformava la pelliccia in un perfetto strumento di mimetizzazione. Lo stesso avevano fatto con le strutture, con speciali vernici iper-polarizzatrici. 
Claude intuì cosa poteva fare per credere. Mettersi il casco della tuta e abbassare il vetro polarizzatore. Intorno a lui la foresta si trasformò in un villaggio di case semplici, disadorne, con porte e finestre aperte. In giro non c'era anima viva ma adesso vedeva Bot in tutta la sua natura: un animale vecchio e stanco. 
Il racconto di Bot continuò. Avevano deciso di sparire dal Congresso Galattico e fecero di tutto per cancellare tutte le notizie sul pianeta. Nel frattempo la vita si era allungata a dismisura, forse per effetto della mutazione genica. Lui stesso aveva più di quattrocento anni. Soddisfatti di una così lunga aspettativa di vita l'intera popolazione aveva smesso di procreare ed era partita questa cultura devastante del riposo, della poltrona, del letto, del piacere di dormire, di giochi enigmistici, passatempi. 
Disse "passatempi" con un filo di odio. 
"Il tempo infatti è passato nei passa-tempi, non sogno nemmeno più perchè non ho vissuto. La nostra vita è fatta di Nulla. Siamo tutti terribilmente stanchi di nulla e disperatamente tristi".
Claude era perplesso: se un'intera popolazione planetaria decideva di morire dormendo lui non poteva fare niente. 
"Cosa possiamo fare per te, per voi?"
"Ormai è troppo tardi per quasi tutto" disse Bot "c'è solo una cosa che possiamo fare. Mettere in guardia. Così ho scritto tutta la nostra storia in una memoria logica. La Galassia deve sapere che cosa ci è successo perchè non succeda ad altri, in futuro. La tecnologia genica della mimetizzazione invece deve sparire, sarà dimenticata. Se ti vedono, allora sei in pericolo, ti devi dare da fare, altro che dormire!" disse Bot, e per la prima volta rise, mostrando tutti i suoi denti gialli. 
Claude prese la memoria, salutò Bot e si rimisero in cammino per tornare alla navicella. Nel tragitto Claude lasciò abbassato il filtro polarizzatore. Vide grandi città nascoste, enormi strade di superficie, mezzi colossali abbandonati alla foresta e giù, in fondo alla vallata, un gigantesco cartellone pubblicitario: dormire, il piacere più importante. 

17.5.2018
antonio massara
(Nota dell'autore: questo è un racconto di pura fantasia. Ogni riferimento a persone o cose reali è puramente casuale)