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La Porta della Seconda Dimensione

Una nave spaziale cargo esce di rotta durante un salto nell’iperspazio e si trova in una regione sconosciuta, centinaia di anni luce appena sopra il centro della Galassia. Intorno c’è il nulla, a parte una splendida vista di Andromeda. 
Improvvisamente suona l’allarme di prossimità. Un oggetto tecnologico non è lontano dalla nave.
E’ una piccola astronave persa, buia, disabitata. Un relitto, ancora in buono stato. Un ricco bottino per il Comandante, un colpo di fortuna nella sfortuna di essere usciti fuori rotta. Ma deve prenderne possesso fisicamente, entrarci e scoprire se, con un equipaggio ridotto, può navigare.  Due operai lo seguono nell’esplorazione. 
L’astronave sembra umana, ma è molto vecchia, anche se nessuno a bordo ne ha mai visto una simile. 
I comandi sembrano simili a quelli moderni e il capitano decide di svegliare il computer, dicendo semplicemente “energia”, così come si fa nella sua.
Il computer si accende e snocciola i dati dell’ultimo diario di bordo: la nave militare e disarmata aveva una missione strana: scaricare il suo carico in un Buco Nero. Il capitano aguzza le orecchie, un carico misterioso da eliminare, roba che scotta. Probabilmente un valore enorme. 
Accedono all’hangar. Dentro c’è quello che assomiglia ad un computer primitivo, con tanto di tastiera e monitor. 
Lo accendono.
Il monitor si illumina mostrando una scritta: “Porta della seconda dimensione”
Scompare
Poi un nuovo testo: “Chi vuoi chiamare?”
Il capitano chiede della moglie che ha lasciato a casa più di sei settimane prima. Il computer risponde che quel nome è inesistente in archivio. Poi chiede del suo capo ma anche anche lui non è disponibile in archivio. 
Poi, intuendo qualcosa, chiede della madre, che ha visto morire non più di cinque anni prima. 
Il monitor si illumina: “L’ospite è stato chiamato, attendere prego”.