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La mummia di Piazza Croci

La mummia di Piazza Croci
di Antonio Massara

Una scoperta inquietante è stata fatta l'altro ieri a Piazza Croci, al semaforo. 
I Vigili Urbani erano stati chiamati per spostare un'auto che ostacolava i lavori per la fibra ottica.
La Yaris era parcheggiata a pochi centimetri dal marciapiede. Le ultime sciroccate l'avevano cosparsa di polvere del deserto, la stessa, sono sicuro, che si trova nelle tombe faraoniche. Sul lunotto posteriore campeggiava il simbolo azzurro Europa del disabile a bordo. Un simbolo che, come tutti sanno, permette al conducente di fare quel che vuole, in ogni circostanza. Per chi ha quel simbolo il codice della strada è solo un'opinione. 
Ben conscio del suo ruolo, il Vigile Marco Sorge si è approssimato all'auto e ha spolverato via la polvere dal finestrino lato conducente col guanto nero da motociclista.  Aggrappato al volante, in atteggiamento di estremo pericolo, un signore anziano guardava avanti a sè, con gli occhi azzurri spalancati e la bocca aperta. Il Vigile ha bussato sul finestrino con le nocche della mano destra ma quello non si è mosso. Poi ha cercato di aprire la portiera, ma era bloccata dall'interno.   Allora ha alzato lo sguardo e richiamato l'attenzione del giornalaio dall'altra parte della strada. Quello ha alzato le spalle e mostrato le palme delle mani, come a dire "Boh?".
Sorge ha chiamato via radio la Centrale che gli ha ricordato la procedura: chiamare i Vigili del Fuoco per aprire la macchina e tirare fuori il conducente forse in pericolo di vita. Nel frattempo si era formato il solito capannello di sfaccendati incuriositi da tanto trambusto. La Centrale relazionò Sorge: La Yaris era intestata a Lorenzo Castelli, novantatreenne, di cui era stata denunciata la scomparsa otto settimane prima. Precedente invece la denuncia per furto dell'auto. 
I Vigili del Fuoco arrivarono ululando le loro sirene.  Aprirono la Yaris come una scatoletta usando un marchingegno idraulico americano di una potenza inaudita. Roberto Sauro, che maneggiava lo strumento, si infilò nell'abitacolo e scosse la spalla sinistra del conducente. Quello si accasciò di lato, senza peraltro muovere un dito. Roberto affermò poi che sembrava leggero come una piuma. 
Chiamarono un'ambulanza. Il capannello di gente si era trasformata in una folla e il traffico si era bloccato. Tutta Via Libertà era una coda, a partire dalla Statua, e il concerto di clacson modulava la sua follia. 
L'ambulanza si fece strada salendo più volte sul marciapiede e raggiunse la Yaris. Scesero due infermieri che in una nuvola di polvere estrassero il corpo di Lorenzo Castelli, rigido come legno, e lo posero su una barella. Lorenzo, seduto sul lenzuolo bianco, sembrava giocare a guidare un'automobilina che solo lui vedeva, occhi azzurri e bocca spalancati.
E' stato grazie alla pazienza di Goffredo Buglione, stagista al Giornale della Città, che si è potuta ricostruire l'intera vicenda attraverso le registrazioni della telecamera all'ingresso della filiale dell'Unicredit, di fronte al semaforo. Si vede la Yaris arrivare la semaforo e fermarsi per il rosso. Quando scatta il verde l'auto non si muove. Si intravede la mano di Lorenzo che aziona le doppie frecce, dopodiché le macchine gli sfilano accanto, a finestrini aperti, con i conducenti che agitano le braccia con fare minaccioso. Poi la Yaris rimane ferma, a motore acceso e doppie frecce. Per giorni. Probabilmente dopo una settimana sarà finita la benzina e due giorni dopo anche le doppie frecce si spensero. Le telecamere hanno  registrato migliaia di macchine che passavano accanto alla Yaris parcheggiata senza che succedesse nulla fino all'arrivo di Sorge, il Vigile. Il Dott. Buglione ha anche parlato col medico del Pronto Soccorso del Cervello in cui è stato portato Lorenzo. Il medico ha riferito che probabilmente il conducente era deceduto per un arresto cardiaco o un'ischemia cerebrale ma non hanno fatto l'autopsia, non ce n'era alcun bisogno. Il cadavere si polverizzava velocemente. Un fatto strano. Forse, ha continuato, nelle ore successive al decesso, la combinazione di riscaldamento acceso e scirocco hanno "asciugato" il corpo con grande velocità, una sorta di liofilizzazione che ha trasformato il corpo di Lorenzo in una mummia.
Buglione ha tentato di scrivere un articolo sulla faccenda ma il Capo Redattore ha glissato: una notizia del genere non fa bene ad un città Capitale della Cultura. "Chissà quante altre mummie ci sono nelle macchine in giro per la città" ha detto ridendo. 

(Nota dell'autore: questo è un racconto di pura immaginazione. Ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti è puramente casuale)