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eximago, cosa e come

Leggendo Wim Wenders che parla di Edward Hopper in "I Pixel di Cezanne" mi viene in mente che io, come fotografo narratore del progetto eximago, faccio il contrario.

WW mette in scena storie che si sono aggrappate alla sua mente mentre va in giro, conosce gente, vede luoghi. Le scrive e poi ci fa un film. Naturalmente utilizza le location che sono state per lui più emozionanti e che si sono incrostate alle storie. 

Lui stesso scrive di EH che mette in scena la solitudine, l'attesa, e direi io anche la luce e quel'aspettativa di storia che per esempio si vede in uno dei suoi ultimi dipinti, citato anche da WW .

rooms by the sea -Edward Hopper

rooms by the sea -Edward Hopper

WW scrive che ci si aspetta che qualcuno sia caduto o si sia buttato da questa stranissima porta finestra che da direttamente sull'acqua e che invano si aspetterà una barca che arriva per salvare il malcapitato. 

E' chiaro che ognuno di noi, guardando questo quadro, può avere la sensazione angosciante di questa porta finestra con la sua luce che attira a spiccare il volo sui raggi di luce. E' questa la sensazione che mi da, proprio questa. 
E' un'inquadratura fotografica, ma fare una foto simile è davvero difficile, la qualità della luce riproducibile in un capolavoro di EH è difficilmente replicabile da una fotografia. Ma qui non è quello che ci interessa. 

Mi interessa il fatto che questa sia una "scena". Che il cervello ne riceva una sensazione, un'emozione (che può essere diversa in ognuno di noi) e che lo stesso cervello, come quello di WW, ci racconti una storia che può, chissà, essere successa, sperata, sognata, immaginata o altro. 

Ecco, il mio progetto eximago è essenzialmente questo. Non è la messa in scena come nei film o nei quadri di EH, piuttosto è la scena, io riprendo la scena, e immagino la storia che vi è accaduta, o potrebbe accadere, oppure che  vi è stata immaginata, sognata o desiderata. Ci possono essere personaggi umani, naturali, anche la sola luce dei fotoni è un personaggio di una scena come quella del dipinto di Hopper. Pensate alla maniglia della porta a destra: quella maniglia, chiusa la porta dà all'esterno. Quale esterno? Chi la dovrebbe aprire? Uno che scala il muro della casa e poi gira il pomello?

Ecco, sono questi elementi della scena che sono "la scena" in cui avviene la storia, che si può raccontare, scrivere. Naturalmente si può scrivere una storia, due storie, tante storie, un'infinità di storie. Ma ce n'è sempre una che è quella che a me sembra la migliore, perchè in quel momento, dato il contesto nella mia mente, ha un senso che per me è più significante delle altre. 

Così, quando premo il pulsante di scatto, quando "sparo la foto" come si dice in inglese, io fermo il tempo della scena perchè ho "sentito" un'emozione che prelude alla storia da raccontare. Se fossimo nel medioevo si potrebbe dire che ho poteri paranormali e che veda i fantasmi, personaggi di una storia, realmente accaduta in passato, che si muovono "sulla scena" dell'inquadratura della mia macchina fotografica. Se fossimo degli psicologi junghiani potremmo dire che quella scena, quell'immagine, sta nell'arcaico collettivo di una serie di avvenimenti possibili; se fossi un fisico quantistico, potrei dire che quella scena, quell'insieme di stratificazioni di stati correlati, sia la registrazione di eventi relativi, di successivi collassi della funzione d'onda, che hanno portato a quella scena, personaggi e storia compresi. 

Non sono nulla di tutto ciò.

Sono solo un fotografo cantastorie che "sente" la storia che è accaduta, potrebbe accadere, si immagina possa accadere, accadrà su quella particolare scena, in un dato momento, con una data luce.
Vedete quanti tempi verbali ho dovuto usare? Perchè tutto ciò ha a che fare col tempo, una dimensione che esiste soprattutto nella nostra mente, una variabile che in sostanza non esiste nell'universo ma che è rivelata dalla macchina fotografica che agisce in una frazione di secondo, collassando tutte le funzioni d'onda probabilistiche e verificando che si, in quel centoventicinquesimo di secondo, la luce era quella. 

Wim Wenders (come tutti i registi) e Edward Hopper mettono in scena storie. La mia passione invece fa il contrario: sento una scena, la fotografo e la metto in storia. 

Questo è eximago. 

antonio massaraComment