antonio massara visual
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biografia

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Fotografo si, ma non basta. 
Narratore, pure, e scrittore, piuttosto.
Ex manager nel marketing, che sembra un assurdo dopo i primi due, ma vi assicuro, erano tutte storie. 
Si potrebbe dire che il leit motiv della mia vita sia stata una fervida immaginazione. Nutrita in gioventù dalla pratica fotografica e la compulsiva lettura di romanzi inglesi, americani, russi, francesi e pochissimi italiani (questi ultimi per lo più infinitamente barbosi, e adesso che l'ho scritto potete accusarmi con ragione di somma cialtroneria).  
Storie dunque. 
Passare dall'immaginare quel che è avvenuto nel passato, guidato da una affascinante narrazione, a quel che potrebbe forse accadere nel futuro, è immediato. Quindi fantascienza. Anche il marketing, tutto sommato, era questo: i Piani e le Programmazioni non sono altro che "cose da fare" per realizzare un futuro di mercato solo immaginato nel presente. 
Così, dopo sei anni di pratica aziendale e quattordici di marketing nel vino, nel 2005 ho ripreso professionalmente la macchina fotografica e ho iniziato a scrivere. Quattro romanzi fino al 2009. Mentre la crisi del 2008 devastava l'economia e l'avvento della globalizzazione internettiana la strasformava, il marketing di una volta moriva e il know how spariva. Ero libero, senza saperlo.
Ho provato a fare lo start-upper, moderno sbocco per visionari, senza conseguire risultati. L'immaginazione, applicata alla tecnologia, viene cercata e osannata da tutti per essere poi giudicata troppo pericolosa e rischiosa, salvo che produca profitti da capogiro, ma solo pochi comprendono che questo può accadere solo “dopo averlo fatto". Oppure è solo mancata la fortuna.
Così le storie che inesorabilmente sgorgavano nella mia immaginazione dovevano trovare altri modi, più artigianali, per esprimersi. La fotografia professionale e poi d'arte, con "Distillato", libro fotografico unico, il primo dei miei libri creati, e poi “The Lie”, dieci anni dopo. Di recente il progetto EXIMAGO, per finire con gli inchiostri a penna dei VISIOGRAMMI. In entrambi i casi si tratta di storie brevissime,  in cui testo e immagine fanno da incipit, da avvio. Il resto è lasciato alla vostra immaginazione. Ci potremmo scrivere dei romanzi, o delle sceneggiature, fare dei film, ma non c’è tempo, incalzano altre storie, altre immagini. 

Vivo e lavoro a Palermo, città turistica e niente altro, estrema periferia dell’impero europeo, tenendomi il più lontano possibile dalla burocrazia. Nel 2015 mi sono iscritto ad ALAB, l’Associazione dei Liberi Artisti e Artigiani di Balarm (Palermo), grande gruppo di creativi che mi ha definitivamente liberato dall’assillo della "riuscita". 

Opere

Distillato, libro fotografico, opera unica, 2005
Cinquanta Euro, Romanzo, 2005
Nato tre volte, Romanzo 2006
Cinque Rose di Negramaro, Romanzo, commissionato da Leone de Castris, 2007
La vocazione della gravità, Romanzo, (2009 col titolo “Bud”, poi “Don Quixote 3552” 2014;  rev. 2018 con titolo definitivo), dal 2018 stampato e illustrato con opere grafiche dall’autore
The Lie, libro fotografico, opera unica, 2015
Eximago, progetto artistico, opere raccolte in catalogo, numero 1 - 2017
Visiogrammi, progetto artistico, opere raccolte in catalogo, numero 1-2018

LA FOTOGRAFIA (PER ME)

Ciò che è la fotografia lo ha espresso in modo insuperabile Wim Wenders nel suo libro "Una volta". Dovreste leggerlo. Lo ha detto lui, che è conosciuto come regista, ma non è un caso. 

Nel libro Wim scrive una prima parte, che si intitola "to shoot pictures ..." che si può tradurre con "per sparare fotografie" o "su sparare fotografie". Si chiude con un'affermazione, che dice tutto il possibile sulla fotografia, se si intende bene quello che c'è scritto:

Spero
che questo libro di fotografie
diventi un libro di storie.
Non lo è ancora,
ma lo può diventare
attraverso chiunque abbia voglia
di ascoltare il suo vedere

Per comprendere bene, occorre stare attenti alle parole.
Innanzitutto "storie".

Noi umani siamo fatti di storie. C'è addirittura qualche fisico quantistico che comincia a sospettare che il tempo sia una creazione del nostro cervello perchè lì fuori non esiste nulla che abbia a che fare con un orologio. Raccontiamo le nostre vite migliaia di volte in modo diverso e ci raccontiamo le storie degli altri in miliardi di versioni diverse. Il piacere più grande per un essere umano è raccontarsi e ascoltare storie.

La fotografia è quindi la ripresa di un istante di tempo in due versi, avanti e indietro, verso il soggetto e verso chi ha scattato la foto. Le due realtà sono unite dalle  storie che chi ha scattato stava già elaborando nella sua testa quando ha premuto lo scatto "vedendo" quello che guardava. Quindi chi guarda una foto, o una creazione d'immagini e parole, si trova davanti ad una moltitudine di storie da decodificare. Questo è il piacere della fotografia. Di farla e guardarla. E' come stare intorno al fuoco, di notte, in compagnia di un grande narratore. Uno che non ti stanchi di ascoltare perchè racconta cose mirabili. Una mille e una notte. 
Peer questo Wim fa riferimento al pubblico: un libro di fotografie diventa un libro di storie SOLO SE c'è qualcuno che sa ascoltare vedendo. Cioè se c'è qualcuno, tra il pubblico, che HA VOGLIA di ascoltare quel che ha visto il fotografo, e oltre. Insomma, il miracolo accade se c'è un pubblico. 

Guardate al testo di Wim,
è prosa in forma di poesia,
e così scrive anche i testi delle sue storie
"fotografiche"
di cui è fatto il libro. 

Non è un caso: è il tentativo dell'artista di adattare la potenza anche visiva delle parole alla forza delle immagini, cercare di trasformare il testo in immagine, per avvicinarlo alle immagini stesse, e farlo diventare una storia. 

E che dire delle immagini? Se leggete il libro, potete rendervi conto che solo una manciata di immagini ha la forza di stare da sola su una pagina facebook (o meno banalmente sul muro di una mostra), non sono così "grandi", e tuttavia, nella sequenza con altre (che fa cinema) e insieme alle parole (che sono una sceneggiatura poetica), compongono delle creazioni narrative  straordinarie.

Lo stesso, in modo casuale, accade con lo scollare il vostro account di facebook. E' la storia della giornata raccontata dal gruppo. Un mugugno qua, un grido là, una risata, un soffiarsi il naso, a volte un peto. E' una storia!

Io non credo alla fotografia del "momento decisivo". Non tutto il pubblico ha la capacità di comprendere la profondità narrativa di una grande immagine apparentemente semplice. Così come non credo che valga la pena di parlare delle cosiddette immagini che valgono tutte le parole. Tutte le parole di chi? di uno che non immagina niente? Troppo facile. 

Le storie sono bellissime, raccontiamole tutte. 
Almeno proviamoci. 
Questo è l'intento della mia fotografia. Creazioni visive oppure associazione di queste con parole che aiutano l'emersione delle storie, suscitando sorpresa e aspettativa, domandando uno sguardo più attento. 
Lo faccio sul web e sulla carta, utilizzando tutto quello che ho a disposizione. 

Com'è intuibile le storie emergono durante la ripresa, ma possono anche essere immaginate prima e trasformate in un progetto narrativo che comprenda la fotografia. E' il grande tema dei progetti artistici (puramente fotografici oppure sinergici con le parole). 

Il mio progetto "the LIE" consiste proprio nell'emersione di una storia, fatta di parole, attraverso "anche" immagini trattate a mano. Poi queste, per il loro impatto visivo, diventano protagoniste, ma sono nate dopo l'emersione della storia, o perchè realizzate "per" oppure selezionate "con".

EXIMAGO invece tratta delle storie che emergono da una foto o da un collage delle stesse (che è quasi una sequenza). Dall'universo delle storie possibili se ne focalizza una, il cui titolo è "intorno" alla creazione visiva e la storia è scritta sul web. Lo scopo è di ricordare la storia ogni volta che si vede la foto: conoscere e ricordare molte storie serve a vivere meglio.

Tuttavia su questo concetto de "la storia prima dell'immagine" si fonda anche la pubblicità e la promozione, su carta e sul web. Quest'area io la chiamo quella della fotografia "commissionata".

LA FOTOGRAFIA COMMISSIONATA

Se lavorate in un'azienda avete un mucchio di storie. Forse non lo sapete, ma l'insieme di tutto quello che fate, negli anni, contribuisce a raccontare la storia che si concentra poi sul brand o sui prodotti che fate. 

Se lavorate alle Poste Italiane, per esempio, la storia è "in coda". Ci scommetto che il 99% delle persone che vede il marchio Poste Italiane pensa ai numerini della coda e allo stare in coda. "in coda" ci si lamenta, si soffre e si sbuffa, ma si può anche chiacchierare con la ragazza nell'angolo che poi diventerà tua moglie, senza parlare degli innumerevoli pensionati che si prendono il fresco d'estate. 

Se fate vino, ogni etichetta è una storia, ogni grappolo ha una storia, ogni vignaiolo ha la sua storia. Potete immaginarvelo come una serie tv in cui si intrecciano decine di personaggi. Il titolo è unico, il tema molteplice, le puntate a decine, ma il "senso" complessivo della storia è talmente appassionante che, come si dice,  la gente si incazza se gli spoilerate le storie.
Purtroppo sono fantastiche storie che finiscono, nella maggior parte dei casi, nel silenzio, o peggio, nel banale "comprate, comprate!". Oppure magari i wine maker si fissano con una storia che c'entra poco o nulla con quello che fanno veramente e cioè con le storie che davvero si vedono, quelle che vedono tutti e ognuno di loro si chiede "ma perchè mi racconta sta cosa? Non lo vede anche lui che fa tutt'altro?"

Non vi preoccupate, è normale. E' capitato persino a me di dire che facevo il consulente quando in effetti ero un fotografo scrittore che raccontava le storie di chi non me lo chiedeva nemmeno. E' proprio perchè ho questa esperienza che sono in grado di "vedere" la vostra storia, raccontarla e  concepire un progetto per la sua comunicazione. Fatto di immagini, in primo luogo, ma anche di parole. 



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