antonio massara visual
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biografia

e contatti

Amo le storie.

Le leggo, le scrivo, le colleziono. Ho sviluppato una passione per l'inchiostro e la fotografia col bianco e col nero.

Con queste premesse avrei potuto prendere una strada più corta. Invece è capitato di partire da lontano. Quel che conta è che dal 2015 ho avuto la fortuna di smettere di fare un mestiere in via di estinzione (in cui dovevo raccontare storie sempre meno verosimili) per cominciare a farlo sul serio. Così ho esplorato il mistero del filo tra guardare e leggere, scoprendo numerose cose interessanti.

Sono nato nel millenovecentosessantuno. Vivo e lavoro a Palermo, città turistica e poco altro, tenendomi il più lontano possibile dalla burocrazia. Nel 2015 mi sono iscritto ad ALAB, l’Associazione dei Liberi Artisti e Artigiani di Balarm (Palermo).

Se volete saperne di più, potete leggere QUI

Opere

Distillato, libro fotografico, opera unica, 2005
Cinquanta Euro, Romanzo, 2005, senza edizione
Nato tre volte, Romanzo 2006, senza edizione
Cinque Rose di Negramaro, Romanzo, commissionato da Leone de Castris, 2007
La vocazione della gravità, Romanzo, (2009 col titolo “Bud”, poi “Don Quixote 3552” 2014;  rev. 2018 con titolo definitivo), dal 2018 stampato e illustrato con opere grafiche dall’autore, in esposizione da Ciatu.
The Lie, libro fotografico, opera unica, 2015
Eximago, progetto artistico, in esposizione da Ciatu.
Black Palermo, libro d’artista, in esposizione da Ciatu.
Manifesto, progetto artistico, in esposizione da Ciatu.

SULLA FOTOGRAFIA

Credo che la migliore definizione complessa della fotografia sia opera di Wim Wenders nel suo libro "Una volta". Dovreste leggerlo.

Nel libro Wim scrive una prima parte, che si intitola "to shoot pictures ..." che si può tradurre con "per sparare fotografie" o "su sparare fotografie". Si chiude con un'affermazione, che dice tutto il possibile sulla fotografia, se si intende bene quello che c'è scritto:

Spero
che questo libro di fotografie
diventi un libro di storie.
Non lo è ancora,
ma lo può diventare
attraverso chiunque abbia voglia
di ascoltare il suo vedere

Per comprendere bene, occorre stare attenti alle parole.
Innanzitutto "storie".

Noi umani siamo fatti di storie. C'è addirittura qualche fisico quantistico che comincia a sospettare che il tempo sia una creazione del nostro cervello perchè lì fuori non esiste nulla che abbia a che fare con un solo orologio (ce ne sono a miliardi, ognuno con un tempo diverso). Raccontiamo le nostre vite migliaia di volte in modo diverso e ci raccontiamo le storie degli altri in miliardi di versioni diverse. Il piacere più grande per un essere umano è raccontarsi e ascoltare storie.

La fotografia è quindi la ripresa di un istante di tempo in due versi, avanti e indietro, verso il soggetto e verso chi ha scattato la foto. Le due realtà sono unite dalle  storie che chi ha scattato stava già elaborando nella sua testa quando ha premuto lo scatto "vedendo" quello che guardava. Quindi chi guarda una foto, o una creazione d'immagini e parole, si trova davanti ad una moltitudine di storie da decodificare. Questo è il piacere della fotografia. Di farla e guardarla. E' come stare intorno al fuoco, di notte, in compagnia di un grande narratore. Uno che non ti stanchi di ascoltare perchè racconta cose mirabili. Una mille e una notte. 
Per questo Wim fa riferimento al pubblico: un libro di fotografie diventa un libro di storie SOLO SE c'è qualcuno che sa ascoltare vedendo. Cioè se c'è qualcuno, tra il pubblico, che HA VOGLIA di ascoltare quel che ha visto il fotografo, e oltre. Insomma, il miracolo accade se c'è un pubblico. 

Guardate al testo di Wim,
è prosa in forma di poesia,
e così scrive anche i testi delle sue storie
"fotografiche"
di cui è fatto il libro. 

Non è un caso: è il tentativo dell'artista di adattare la potenza anche visiva delle parole alla forza delle immagini, cercare di trasformare il testo in immagine, per avvicinarlo alle immagini stesse, e farlo diventare una storia. 

E che dire delle immagini? Se leggete il libro, potete rendervi conto che solo una manciata di immagini ha la forza di stare da sola su una pagina facebook (o meno banalmente sul muro di una mostra), non sono così "grandi", e tuttavia, nella sequenza con altre (che fa cinema) e insieme alle parole (che sono una sceneggiatura poetica), compongono delle creazioni narrative  straordinarie.

Lo stesso, in modo casuale, accade con lo scrollare il vostro account di facebook. E' la storia della giornata raccontata dal gruppo. Un mugugno qua, un grido là, una risata, un soffiarsi il naso, a volte un peto. E' una storia!

Io non credo alla fotografia del "momento decisivo". Non tutto il pubblico ha la capacità di comprendere la profondità narrativa di una grande immagine apparentemente semplice. Così come non credo che valga la pena di parlare delle cosiddette immagini che valgono tutte le parole. Tutte le parole di chi? Di uno, tra il pubblico, che non immagina niente? Troppo limitato se davvero vogliamo raccontare a tutti. 

Le storie sono bellissime, raccontiamole tutte. 
Almeno proviamoci. 
Questo è l'intento della fotografia. Io ci provo. Creazioni visive oppure associazione di queste con parole che aiutano l'emersione delle storie, suscitando sorpresa e aspettativa, domandando uno sguardo più attento. 
Lo faccio sul web e sulla carta, utilizzando tutto quello che ho a disposizione. 

Com'è intuibile le storie emergono durante la ripresa, ma possono anche essere immaginate prima e trasformate in un progetto narrativo che comprenda la fotografia. E' il grande tema dei progetti artistici (puramente fotografici oppure sinergici con le parole). 

Il mio progetto "the LIE" consiste proprio nell'emersione di una storia, fatta di parole, attraverso "anche" immagini trattate a mano. Poi queste, per il loro impatto visivo, diventano protagoniste, ma sono nate dopo l'emersione della storia, o perchè realizzate "per" oppure selezionate "con".

EXIMAGO invece tratta delle storie che emergono da una foto o da un collage delle stesse (che è quasi una sequenza). Dall'universo delle storie possibili se ne focalizza una, il cui titolo è "intorno" alla creazione visiva e la storia è scritta sul web. Lo scopo è di ricordare la storia ogni volta che si vede la foto: conoscere e ricordare molte storie serve a vivere meglio.

MANIFESTO è la realizzazione di “manifesti”, cioè piccoli poster che nel lampo di un istante mostrano un punto di vista, lo sguardo del narratore. Sono opere di grafica, probabilmente, e sono anche, credo, la vittoria di una mia vecchia battaglia, forse addirittura di una guerra, una guerra di liberazione creativa.

LA FOTOGRAFIA COMMISSIONATA

Se lavorate in un'azienda avete un mucchio di storie. Forse non lo sapete, ma l'insieme di tutto quello che fate, negli anni, contribuisce a raccontare la storia che si concentra poi sul brand o sui prodotti che fate. 

Se lavorate alle Poste Italiane, per esempio, la storia è "in coda". Ci scommetto che il 99% delle persone che vede il marchio Poste Italiane pensa ai numerini della coda e allo stare in coda. "in coda" ci si lamenta, si soffre e si sbuffa, ma si può anche chiacchierare con la ragazza nell'angolo che poi diventerà tua moglie, senza parlare degli innumerevoli pensionati che si prendono il fresco d'estate. 

Se fate vino, ogni etichetta è una storia, ogni grappolo ha una storia, ogni vignaiolo ha la sua storia. Potete immaginarvelo come una serie tv in cui si intrecciano decine di personaggi. Il titolo è unico, il tema molteplice, le puntate a decine, ma il "senso" complessivo della storia è talmente appassionante che, come si dice,  la gente si incazza se gli spoilerate le storie.
Purtroppo sono fantastiche storie che finiscono, nella maggior parte dei casi, nel silenzio, o peggio, nel banale "comprate, comprate!". Oppure magari i wine maker si fissano con una storia che c'entra poco o nulla con quello che fanno veramente e cioè con le storie che davvero si vedono, quelle che vedono tutti e ognuno di loro si chiede "ma perchè mi racconta sta cosa? Non lo vede anche lui che fa tutt'altro?"

Non vi preoccupate, è normale. E' capitato persino a me di dire che facevo il consulente quando in effetti ero un fotografo scrittore che raccontava le storie di chi non me lo chiedeva nemmeno. E' proprio perchè ho questa esperienza che sono in grado di "vedere" la vostra storia, raccontarla e  concepire un progetto per la sua comunicazione. Fatto di immagini, in primo luogo, ma anche di parole. 



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