ore 8,30, da Carapace / by antonio massara

Doveva stare attento a quello che diceva. 
Di prima mattina era capace di inventarsi delle storie pazzesche per giustificare di essere in ritardo, di avere i blu jeans sdruciti, la camicia fuori posto o il capello trasandato. O la giacca blu e la cravatta regimental se si trattava di un lavoro da carpentiere. 

Aveva sentito il Sig. Carapace al telefono il pomeriggio precedente. Cercava qualcuno che gli desse una mano con l’impianto audio del negozio, e lui aveva capito subito che c’era di mezzo una massa inestricabile di fili collegati a strane scatolette comprate e installate negli ultimi dieci anni, a più riprese, qui e là, agli angoli del punto vendita. Per questo non aveva con sè nessuna borsa degli attrezzi: doveva prima guardare. Altra giustificazione.

Punto vendita, così lo aveva chiamato Carapace. Come se non fosse il suo negozio, o come se fosse uno dei suoi tanti. Forse s’immaginava che ne avrebbe avuti altri, di lì a qualche anno. Ma era difficile, visto che era un negozio “Tutto ad un euro”. Forse Carapace era come lui, s’inventava le cose. 

Come con Silvia. L’aveva guardata e si era inventato una storia “Pizza e ammore”, da culi in aria insomma. 
Sorrise.
Chissà, forse l’avrebbe raccontata a Carapace, così, tanto per divagare un pò.