VR: avrà successo, ma forse non tanto. / by antonio massara

Un’immagine che ha fatto il giro del mondo. Il fondatore del più diffuso social network del mondo che avanza in una sala gremita da persone che sono in un altro mondo. Ha suscitato nella nostra mente altre immagini e storie, a partire da quelle scritte quasi cento anni fa, in un libro che aveva come titolo una data ormai trascorsa da tempo, 1984. 

 

La Virtual Reality viene venduta come la prossima panacea del mercato, la fonte di nuovi miliardi di profitto, da qualche parte, nelle tasche di qualcuno. 

Certo, è facile prevedere che avrà successo. Ci saranno sicuramente qualche centinaio di milioni di persone che passeranno molte ore con quell’aggeggio sugli occhi e una nuvola di sensori collegati a varie parti del corpo per fare sesso, navigare nello spazio e fare la guerra sparacchiando con fucili inesistenti. Il fenomeno del transfert narrativo è troppo antico e a lungo sperimentato perché non funzioni ancora, a lungo, per tutti, diventando un vero e proprio trip per molti.

E tuttavia credo proprio che non avrà quel successo che molti vorrebbero, magari non per molto tempo. Un fenomeno simile a quello dei tablet. Dovevano invadere il mondo come gli smartphone, e invece ci sono, e tanti, ma non tutti li vogliono. 

Credo che il perché sia nascosto in quest’immagine che ha fatto il giro del mondo: un uomo solo che è soddisfatto del mondo che vive, in mezzo a tanti che si accontentano di un surrogato. Potenza della fotografia che ferma l’attimo raccontando una storia (vera).

Il processo di creazione di storie narrative sempre più reali non ha fine, nemmeno nella VR. Dai primi graffiti sulle caverne alla prima fotografia, c’è stato un inseguimento alla creazione di mondi ulteriori, con l’immagine e la letteratura. La fotografia ha liberato la pittura dalla realtà e l’ha mandata ad esplorare l’inconscio. Poi la narrativa ha incontrato le immagini per fare cinema, e adesso le storie digitali propongono nuovi modi per creare mondi narrativi da vivere, da conoscere. E la Virtual Reality è l’ultimo percorso di questa freccia: l’uomo si diverte con le storie. 

Il problema della VR è che illude di poter essere davvero interattiva. Lo sarà, in parte. Ma non potrà mai avere la stessa ricchezza casuale senza caso della vera realtà.

Guardate Zuckerberg nella fotografia: è il bambino soddisfatto di aver creato la sua casa sull’albero, per ospitare milioni di persone. Bravo. Ma lui ha in mano martello, chiodi e assi di legno. Gli altri possono solo salire. La sua avventura, bella o brutta che diventerà, sarà sempre milioni di volte più ricca, appagante, minacciosa e soddisfacente di quella di tutti gli altri che vedono immagini con gli occhialoni. Lui potrà giocarci per assicurarsi della validità del prodotto, ma la sua realtà sarà sempre più fantasticamente straordinaria di qualunque storia interattiva da vivere con il computer. Soprattutto perché nessuno sa come andrà a finire la storia, come per ognuno di noi. 

Certo, non tutti sono Zuckerberg. Ricchi, famosi e giovani. Potremo anche farci un viaggetto, per sentirci come lui, indossando gli occhialoni. Oppure impersonare l’Uomo Ragno che sconfigge i cattivi. Bello. Interessante. Ma limitato. Potrai vivere delle forti emozioni, certo. Ma che confronto ci sarà col giocarsi il posto di lavoro mandando a quel paese il capo? Non c’è confronto. La vera libertà la paghi, non vai in Game Over.

La vita è l’unico gioco davvero eccitante perché c’è un solo Game Over ed è senza ritorno, non ci puoi riprovare. Per questo è eccitante. 

Potreste obiettare che siamo solo all’inizio, che la capacità di calcolo dei computer permetteranno “esperienze senza uguali, paragonabili ad una vera realtà di mondi ulteriori”. Già vedo lo slogan dei prossimi giochetti. 

Ma saranno balle. 

Perché solo un computer grande come l’universo potrà uguagliare la realtà che già abbiamo, con la sua straordinaria varietà, le sue incertezze, il caso non casuale, l’abbondanza di sfide, la freccia del tempo. Gli altri sono e saranno sempre solo dei surrogati. Buoni per divertirsi, ma nulla di più.

Certo, ci saranno quelli che passeranno da un trip all’altro. Ci potete scommettere. Ma non sarà l’affare del secolo. Almeno, credo proprio di no: c’è troppa gente che ama la vita che ha e si sforza di fare ciò per cui è nata. O magari scoprirlo.